Prima di ricevere 35mila euro in una busta del pane, con cui comprare i voti per Pasquale Maietta, candidato alla Camera dei deputati, e per attaccare i manifesti durante la campagna elettorale, il clan Travali sarebbe stato presente a un appuntamento elettorale a Latina e in quell'occasione, nello staff di Giorgia Meloni, ci sarebbe stato l'uomo che poi a Roma consegnò loro il denaro.

A sostenerlo davanti ai magistrati dell'Antimafia di Roma, in un secondo verbale, è stato sempre il pentito Agostino Riccardo, le cui dichiarazioni da tre anni sono al centro delle inchieste che la Dda sta portando avanti sugli affari criminali di diverse famiglie di origine nomade presenti nel capoluogo pontino, tra cui quelli che i clan avrebbero fatto con pezzi della politica, e che hanno già portato ad arresti, processi e condanne.

Nella prima verbalizzazione, alla presenza dei pm antimafia romani Corrado Fasanelli e Luigia Spinelli, il collaboratore di giustizia, già ritenuto attendibile dagli stessi giudici visti i riscontri sinora trovati alle sue dichiarazioni, ha affermato che nel 2013, quando il commercialista Pasquale Maietta si candidò con FdI alla Camera, dove poi venne eletto e dove venne nominato tesoriere del partito, in un bar di Latina lo stesso Maietta presentò a lui e ad altri due esponenti della malavita locale - Francesco Viola, arrestato venti giorni fa nell'inchiesta antimafia sul clan Travali, e Giancarlo Alessandrini, già coinvolto in violenze allo stadio e non solo - Giorgia Meloni, la presidente di Fratelli d'Italia, di casa nel capoluogo pontino, dove è stata anche rieletta a Montecitorio nel 2018.

"Parlavano - ha detto - della campagna elettorale e Maietta disse alla Meloni che noi eravamo i ragazzi che si erano occupati delle campagne precedenti per le affissioni e per procurare voti".

I clan insomma che, in base sempre alle indagini della Dda di Roma, avrebbero gestito l'affissione dei manifesti, fatto da scorta ad alcuni candidati e acquistato voti a favore di quest'ultimi. Ancora: "Parlarono del fatto che Maietta era il terzo della lista, prima di lui c'era Rampelli e Maloni, nonché del fatto che Rampelli, anche se eletto, si sarebbe comunque dimesso per far posto a Maietta". Una promessa poi mantenuta.

A Maietta venne affidato anche l'incarico di tesoriere, ma poi lo stesso venne indagato nell'inchiesta Don't touch, su un'organizzazione criminale di origine nomade con a capo il suo amico, il boss Costantino Cha Cha Di Silvio, è finito imputato nell'inchiesta "Olimpia", relativa ad associazioni per delinquere messe su all'ombra del Comune di Latina, quando era sindaco Giovanni Di Giorgi, anche lui di FdI, e ai tempi in cui lo stesso Maietta era presidente del Latina Calcio, e infine arrestato e imputato in "Arpalo", inchiesta su un vasto giro di riciclaggio di denaro in Svizzera.

"Maietta - ha affermato Riccardo - ha detto alla Meloni che c'era bisogno di pagare i ragazzi presenti per la campagna elettorale e la Meloni ha risposto: Dì a questi ragazzi che ne parlino con il mio segretario. Il segretario in disparte, e solo io e il mio gruppo presenti, ci ha detto: Senza che usiamo i telefoni diamoci un appuntamento presso il caffè Shangri-La a Roma. Noi abbiamo detto che allo Shangri-La era complicato arrivarci, per cui ci ha detto di vederci al distributore che è ubicato dall'altra parte della strada, all'altezza dello Shangri-La. Ci ha detto di aspettare in un parcheggio lì vicino entro le 12".

Ancora: "Lui è arrivato da una strada interna e da quelle parti c'è il centro commerciale Euroma 2 e ci ha portato all'interno di una busta del pane 35mila euro contanti. Prima di andare via ci disse: Mi raccomando, io non vi conosco. Non vi ho mai dato niente. Noi lo rassicurammo in tal senso. Era venuto con una Volkswagen berlina, la stessa vettura con la quale aveva accompagnato la Meloni a Latina". Il pentito ha infine specificato: "Sono in grado di riconoscere questa persona".

Un episodio smentito ieri da Giorgia Meloni, gridando al complotto.

Tre mesi dopo, cercando gli inquirenti di identificare l'uomo che avrebbe consegnato il denaro, davanti al pm Barbara Zuin, Riccardo ha aggiunto: "Voglio precisare una cosa sulla quale ho pensato a lungo. Ho riferito del pagamento di 35mila euro che ho ricevuto da un signore per la campagna elettorale del 2013 in favore di Pasquale Maietta. Ho ricordato che prima di ricevere i soldi vi era stata la presentazione da parte della Meloni di Maietta quale candidato, avvenuta presso il centro commerciale Latina Fiori. Noi eravamo presenti, ma ovviamente in disparte. Ricordo che vi era l'emittente televisiva locale. Ricordo che durante le riprese a fianco della Meloni vi erano Maietta, Calandrini (l'attuale senatore di FdI, Nicola Calandrini ndr) e Di Giorgi e vi erano anche tre o quattro persone dello staff della Meloni. Tra queste era presente anche l'uomo che mi ha consegnato i 35mila euro allo Shangri-La all'Eur". Di più: "Preciso che la consegna allo Shangri-La è avvenuta nel 2013 attorno al mese di maggio".

Una conferma dunque di quanto dichiarato nella prima verbalizzazione ed emerso soltanto ora dopo i 19 arresti nell'ambito dell'inchiesta "Reset" sul clan Travali. Un quotidiano locale di Latina, però, oggi ha incredibilmente scritto che quel secondo verbale smentisce il primo.

Non è servito altro alla stessa Meloni per dichiarare, tramite i social: "Guarda un po’ cosa riporta il quotidiano "Latina Oggi". L’attendibilissimo pentito dello scoop di "Repubblica" secondo il quale avrei consegnato 35mila euro in una busta del pane a un clan di rom aveva “rettificato” le accuse nei confronti miei e di FdI già molto tempo fa. È negli stessi atti utilizzati da "Repubblica" per gettare fango su di noi, ma evidentemente quella parte dei verbali non era piaciuta a chi doveva costruire accuse fondate sul nulla per attaccare l’unica forza di opposizione della Nazione. Che sorta di giornalismo è questo? Nessuno si vergogna per questo squallore?". Ma cosa abbia rettificato Riccardo nel secondo verbale proprio non si capisce.