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Milano, volantini dei «Carc» contro Fontana La Lega: ora basta minacce

La scritta «Fontana assassino» comparsa a inizio maggio lungo il naviglio Martesana è stata cancellata. Ma nonostante l’apertura di un fascicolo da parte del capo del pool Antiterrorismo, Alberto Nobili, i Carc sono tornati ad attaccare il governatore lombardo Attilio Fontana. E lo hanno fatto ribadendo quel «Fontana Assassino» in apertura di una serie di volantini sui muri delle case popolari del Gratosoglio, popoloso quartiere a Sud di Milano.

Un ciclostile in cui, ancora una volta, il partito dei «Comitati di appoggio alla resistenza per il comunismo» attacca frontalmente la giunta di centrodestra e il suo presidente. Al centro la gestione dell’emergenza sanitaria legata al coronavirus e le «15 mila vittime» in Lombardia. Le stesse «accuse» contenute nel primo documento diffuso qualche giorno dopo la comparsa del murales in via Vittorelli. L’ennesimo atto di un clima di tensione denunciato dallo stesso Fontana, partito dai social e proseguito poi con le azioni di alcuni gruppi anarchici e antagonisti ed esploso platealmente dopo il murales dei Carc.

Il caso dei volantini finirà nello stesso fascicolo già aperto in procura per minacce e diffamazione e affidato agli investigatori della Digos. Al momento non sono emersi rischi concreti per il governatore e la sua famiglia, anche se gli inquirenti guardano con molta attenzione al clima molto pesante che si sta creando intorno alla giunta lombarda. Da una parte c’è la dialettica politica delle opposizioni che nelle ultime settimane ha assunto toni sempre più aspri, ma dall’altra c’è un crescente movimento social contro la Regione e la gestione dell’emergenza da parte dell’assessore alla Sanità Giulio Gallera. Non ci sono timori specifici, gli stessi Carc non contano più che una ventina di militanti a Milano, anche se sono state molte le indagini sul «partito» negli ultimi quindici anni per presunte contiguità ad ambienti eversivi. Quel che preoccupa, invece, sono possibili gesti dimostrativi o emulativi.

I Carc, attraverso Pablo Bonuccelli direttore del mensile Resistenza e Claudia Marcolini segretaria federale Lombarda, mercoledì hanno motivato in una conferenza stampa le ragioni della loro protesta: «Le indagini dell’Antiterrorismo su di noi? La magistratura indaghi sulla strage lombarda. Ci sono responsabili precisi, devono andare a casa». Alle accuse di eversione rispondono rivendicando invece la linea politica del partito. «La democrazia, la libertà di opinione, non può diventare minaccia e alimentare la violenza», denuncia il segretario della Lega lombarda Paolo Grimoldi. Mentre l’assessore regionale alla Sicurezza, Riccardo De Corato parla di «volantini criminali» e chiede alla procura di «procedere alle denunce per fermare la mano di questi istigatori d’odio».

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