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"Momento inopportuno per il caso Monte Paschi. Ora discuterne in Cdm"

«Era il momento giusto per avviare la trattativa da parte di Unicredit? No, il più sbagliato. Ma sono più preoccupato della dimensione economica perché è un'operazione di sistema che tocca l'intero sistema bancario italiano». Il ministro per la Semplificazione e la Pubblica amministrazione, Renato Brunetta, ieri ha commentato così la vicenda Mps, intervistato dal direttore del Giornale, Augusto Minzolini, nell'ambito degli Incontri al Caffè della Versiliana di Marina di Pietrasanta. «Abbiamo come presidente del Consiglio il miglior banchiere centrale degli ultimi 50 anni e abbiamo un ottimo ministro dell'Economia, da questo punto di vista sono tranquillo ma alla Toscana e agli azionisti, dobbiamo trasparenza e, visto che faccio il ministro, se ne discuta in Consiglio dei ministri», ha sottolineato auspicando che la storia della più antica banca italiana non finisca in «spezzatino».

Poi, Brunetta ha disegnato gli scenari politici futuri. Un partito di Draghi senza Draghi? «Se l'attuale presidente del Consiglio avrà successo nulla sarà più come prima. Non solo cambia l'Italia, ma cambia anche la politica, non ci saranno più centrodestra e centrosinistra così come li abbiamo conosciuti fino ad oggi. E sarà un'Italia migliore, più trasparente e più giusta». Non è fantascienza quella del ministro di Forza Italia che ha ipotizzato questa scomposizione del quadro politico in relazione alle riforme connesse al Pnrr, in particolare quella della giustizia. Se la riforma del ministro Cartabia passerà così come è stata concepita (e se il referendum agirà da propulsore del cambiamento), garantendo una ragionevole durata dei processi, allora anche il centrosinistra sarà costretto, almeno in parte, a sganciarsi dalla subalternità ai magistrati. Allo stesso modo, il centrodestra dovrà sempre confermare il proprio spirito riformista, senza cadere in tentazioni conservatrici. Ne consegue che i partiti non potranno restare quelli che conosciamo oggi.

Analogamente, Brunetta non teme che il semestre bianco possa accelerare il logoramento della maggioranza perché «la realizzazione del Pnrr da parte del governo Draghi rispettando i tempi non solo consente all'Italia di godere dei 191,5 miliardi di risorse europee, ma la obbliga a non far implodere il soufflé (a non derogare dal cronoprogramma concordato con Bruxelles; ndr), cioè a insistere su vaccinazioni e riforme che sono due facce della stessa medaglia», ha spiegato. In caso contrario, «sarebbe la bancarotta», mentre «se ognuno fa la sua parte, salviamo l'Italia e la portiamo ad occupare il posto che le spetta nel mondo.

In quest'ottica, anche la corsa al Quirinale non rappresenta un problema. «Do un giudizio straordinariamente positivo del presidente Mattarella», ha sottolineato aggiungendo che «non c'è nessuna norma che ne impedisca la rielezione e non voglio dire di più». Al tempo stesso, ha aggiunto, «Draghi sarebbe un garante credibilissimo nei confronti dell'Europa che ci porterebbe fino al 2029». Ancor più risoluto si è mostrato sul capitolo vaccini. «Se serve, facciamo una legge che obblighi alla vaccinazione la popolazione italiana o quantomeno certe categorie come quelle della sanità e della scuola», ha rimarcato ricordando che «la nostra Costituzione prevede l'obbligo di vaccinazione, allora approviamo questa legge. Questo dibattito scalcinato non lo capisco». La nuova Italia di Draghi è quella del boom economico. «La media annua di crescita dell'Italia sarà del 6% e anche per il 2022 si parla di una crescita analoga del 6%: in due anni si recupererà quello che abbiamo perso nel 2020», ha affermato evidenziando che «i flussi di capitali esteri sono in aumento».

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