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Mondiali in Qatar, 'i lavoratori migranti sono tutelati'

Gli appelli al boicottaggio della Coppa del Mondo 2022 in Qatar sono basati su "notizie fuorvianti dei media", e coloro che lo richiedono ignorano i progressi compiuti dallo Stato del Qatar nella riforma del proprio diritto del lavoro e nella promozione dei diritti dei lavoratori migranti. Lo afferma Sheikh Thamer bin Hamad Al Thani, vice direttore per gli Affari Mediatici dell’Ufficio per la comunicazione governativa in un'intervista al quotidiano francese Le Figaro.
Al Thani ha dichiarato che è stato bello vedere che nelle ultime settimane molte federazioni calcistiche, Ong e gruppi di tifosi si sono resi conto che un boicottaggio non porta a un risultato costruttivo, spiegando che il Qatar supporta pienamente i calciatori e le associazioni calcistiche che utilizzano la loro piattaforma per promuovere i diritti umani. Le loro critiche alla Coppa del Mondo 2022, tuttavia, sono fuori luogo e il Qatar ha compiuto progressi tangibili sulle riforme del lavoro e ha dimostrato il suo impegno a continuare questo processo in collaborazione con i suoi partner internazionali.
Durante l'intervista, Sheikh Thamer bin Hamad Al Thani ha sottolineato come i resoconti dei media che affermano che 6.500 lavoratori sono morti mentre lavoravano alle infrastrutture della Coppa del Mondo sono fuorvianti e "ben lontani dalla realtà". Questa cifra, riportata inizialmente dal Guardian, include tutte le morti avvenute negli ultimi dieci anni di residenti in Qatar provenienti da India, Sri Lanka, Pakistan e Nepal. Tuttavia, contrariamente a quanto affermano questi articoli, non tutte queste persone lavoravano nei cantieri.
"Gli espatriati da questi Paesi includono anche studenti, anziani e lavoratori impiegati in uffici, negozi, scuole e ospedali. Il Qatar ha oltre 1,4 milioni di espatriati da questi Paesi. Solo il 20% di loro sono impiegati come lavoratori nel settore edile, che rappresenta meno del 10% di tutti i decessi tra il 2014 e il 2019".
Sheikh Thamer bin Hamad Al Thani ha inoltre affermato che il progresso più significativo è stato lo smantellamento del sistema 'Kafala', che prevede che i lavoratori non siano più tenuti ad ottenere un permesso di uscita per lasciare il Paese e siano ora in grado di cambiare lavoro come desiderano. Al Thani ha sottolineato che a marzo 2021, il Qatar ha introdotto il salario minimo obbligatorio, il primo del suo genere in Medio Oriente, fornendo maggiore sicurezza finanziaria a ogni lavoratore in Qatar e alle loro famiglie all'estero.
Sul fronte della salute e della sicurezza, il vice direttore per gli Affari Mediatici dell'Ufficio per la comunicazione governativa ha affermato che "lo Stato del Qatar ha alzato gli standard. Il lavoro all'aperto è vietato durante le ore più calde della giornata in estate ed è stata introdotta una nuova tecnologia per mantenere freschi i lavoratori quando sono sul posto di lavoro. Sono stati costruiti alloggi moderni per i lavoratori in tutto il Paese e l'ambito delle competenze degli ispettori del lavoro è stato ampliato per monitorare le condizioni di lavoro e le condizioni di alloggio". Ha inoltre osservato che l'ultimo trimestre del 2020 ha visto più di 7.000 sentenze pronunciate, che vanno da reati minori a reati più gravi che hanno comportato pesanti multe e pene detentive. Ha spiegato che il Qatar rivede costantemente le sue leggi per migliorare le condizioni e i diritti dei lavoratori, assicurando al contempo che il mercato del lavoro venga rafforzato.
Commentando la cooperazione con le organizzazioni internazionali, Sheikh Thamer bin Hamad Al Thani ha dichiarato: "Abbiamo esteso il nostro accordo con l’organo delle Nazioni Unite per il lavoro, l'Organizzazione Internazionale del Lavoro a Ginevra, che nel 2018 ha aperto un ufficio in Qatar per sostenere il nostro programma di riforma del lavoro". Parlando invece dello sfruttamento delle agenzie di reclutamento dei lavoratori migranti, ha sottolineato che la protezione dei lavoratori migranti dallo sfruttamento inizia anche prima del loro arrivo in Qatar. Il Qatar, ha continuato Al Thani, ha aperto centri per i visti nei Paesi di origine di molti lavoratori, dove i lavoratori possono firmare i loro contratti e sottoporsi a visite mediche prima della loro partenza, senza dover ripetere la procedura una volta arrivati in Qatar. Tutti i costi relativi alle assunzioni sono a carico del datore di lavoro.
"Durante la pandemia del Covid-19, il nostro governo ha messo a disposizione delle aziende dei fondi affinché continuassero a pagare gli stipendi e gli affitti di tutti i lavoratori. Lo Stato del Qatar - ha affermato ancora il vice direttore per gli Affari Mediatici - ha anche un sistema per garantire che gli stipendi vengano pagati per intero e in tempo. Questo sistema richiede alle aziende in Qatar di aprire conti bancari per i propri dipendenti e trasferire i loro stipendi elettronicamente. Le aziende che violano questo sistema sono passibili di un anno di reclusione e di una multa di 10.000 riyal, che viene moltiplicata per ogni violazione. Se non vengono pagati, i lavoratori possono sporgere denuncia contro il loro datore di lavoro. Queste denunce sono oggetto di indagine da parte del ministero dello Sviluppo Amministrativo, del Lavoro e degli Affari Sociali e, se non si riesce a trovare una soluzione amichevole, il lavoratore può ricorrere a un tribunale speciale per le controversie, che cercherà di risolvere la questione entro tre settimane".

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