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Napoli, Catello Maresca: «Dialogo con centrodestra, sui simboli valuterò. Chi ho votato alle Politiche? Non ricordo»

Quarantanove anni, 4 figli, una brillante carriera di magistrato antimafia alle spalle culminata con l’arresto del boss casalese Michele Zagaria. Catello Maresca ha momentaneamente deposto la toga per candidarsi a sindaco di Napoli. Corteggiato in maniera pressante dal centrodestra, non si stanca di ribadire il carattere civico della sua proposta politica.

Che significa essere un candidato civico?
«Tutto il percorso della mia vita è civico, caratterizzato cioè dal profondo impegno sociale. Sono partito dalle Acli di Portici dove ho vissuto e frequentato il liceo. Lo ribadisco non per segnare la distinzione o il distacco dai partiti. L’essere civico mi aiuta nel rapporto con la gente e nell’elaborazione dei contenuti del mio programma».

Ci sarà la convergenza con il centrodestra?
«Io non sono il candidato di Roma: di Letta, Conte o Speranza. Seguo un metodo opposto. Parto dalla mia esperienza civica e sono aperto a dialogare sui programmi. Una convergenza ci sarà se i partiti accetteranno di contribuire alla soluzione dei problemi in netta discontinuità con gli ultimi 30 anni di amministrazione fallimentare della città».

Come garantirà la pulizia delle liste a lei collegate?
«Stiamo raccogliendo tantissime disponibilità, molti professionisti, imprenditori, insegnanti che precisano di non aver mai trovato prima la motivazione per fare politica. Certamente verifichiamo il certificato penale e i carichi pendenti, ma soprattutto ci facciamo raccontare il profilo professionale. I nostri candidati dovranno essere riconoscibili».

Ha avuto parole di apprezzamento per Silvio Berlusconi. Ha detto che può essere ancora utile al Paese. In che modo?
«Sono stato frainteso. Klaus Davi mi chiese cosa pensassi delle condizioni di salute non ottimali di Berlusconi. Risposi che speravo che avesse risolto i suoi problemi e che gli auguravo di poter ancora dare un contributo al Paese. Un auspicio personale più che una valutazione politica».

E la valutazione politica qual è?
«Non credo di doverlo giudicare. Umanamente gli auguro tutto il bene possibile».

I complimenti di Salvini la imbarazzano?
«No, sono apprezzamenti su una carriera, su un percorso professionale».

Che giudizio dà sui primi mesi del governo Draghi?
«Ottimo. Si è avvertita una radicale inversione di tendenza. Pensi alla sostituzione di Bonafede con la Cartabia alla Giustizia e a quella di Arcuri con Figliuolo».

Chi ha votato alle ultime Politiche?
(Sorride) «Non ricordo. Comunque non ho votato in maniera convinta».

Almeno alle ultime Comunali?
«Non ho votato a Napoli».

Ha già avuto un’esperienza politica: è stato consigliere di Alleanza democratica a San Giorgio a Cremano. Perché scelse il centrosinistra?
«Erano anni di grandi novità. Da studente di Giurisprudenza già orientato verso la magistratura avevo una propensione per figure come Giuseppe Ayala o Willer Bordon. Fummo eletti in cinque, poi Ad si sciolse e continuammo come gruppo civico».

La convince il patto per Napoli sottoscritto da Letta, Conte e Speranza su richiesta del suo avversario Manfredi?
«Il pacco per Napoli. Abbiamo idee opposte e sono pronto a confrontarmi. Loro pensano a una bad company, in cui far confluire i debiti del Comune, affidata a un commissario. Noi, più in sintonia con una recente sentenza della Corte Costituzionale che vieta di spalmare i debiti nel futuro, cercheremo di ridurre la spesa corrente con interventi di manutenzione da imputare in conto capitale».

Ha un modello di sindaco?
«Rudolph Giuliani, per l’idea di coniugare decoro urbano e sicurezza».

Se non dovesse essere eletto dove immagina il suo ritorno in magistratura?
«Resterò in Consiglio comunale a fare un’opposizione costruttiva. Poi, alla conclusione dell’esperienza politica mi piacerebbe andare in Sicilia per provare ad arrestare Matteo Messina Denaro. Naturalmente, spero che lo arrestino prima».

Tra la carica di sindaco e lo scudetto del Napoli?
«Tengo a fare il sindaco, ma lo scudetto del Napoli è un fatto epocale».

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