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Napoli, il dramma di Gaetano: vivrà senza le gambe per una banale lite in strada

NAPOLI-Gaetano ancora non sa niente. È in coma da una settimana. Dalla sera di domenica scorsa, quando è arrivato in ospedale già senza conoscenza e con le gambe massacrate da colpi di pistola. È intubato e pieno di fili collegati a macchine che sui display registrano attimo per attimo il livello delle sue funzioni vitali. E non sa che se i medici riusciranno a salvarlo, se si sveglierà e ritroverà coscienza e consapevolezza, dovrà fare i conti con una tragedia che lo accompagnerà per sempre. Gaetano non ha più le gambe. Hanno dovuto amputargliele dopo un paio di giorni di ricovero perché erano andate in gangrena. Eppure era sotto farmaci, in un letto d’ospedale, seguito costantemente. Ma un precesso di necrosi devastante ha costretto i medici del Vecchio Pellegrini a una decisione drammatica e inevitabile. Gaetano sarebbe già morto se non fossero intervenuti in modo drastico. E anche così le sue condizioni ancora non danno sollievo né certezze.

Le indagini

Gaetano Barbuto Ferraiuolo ha 21 anni e vive a Sant’Antimo, uno dei tanti paesi che circondano Napoli e che, come la città, devono fare i conti con una presenza criminale fatta di grandi clan e piccole bande. Ambienti dai quali Gaetano è però sempre stato lontano. Lui aiutava il padre nell’attività commerciale di famiglia. Il lavoro, gli amici, le uscite la sera. Come quella di domenica scorsa,una serata come tante, senza niente di particolare. Fino a quando, intorno alle 23,30, Gaetano e un amico si sono messi in macchina per tornare a casa. Che cosa sia successo quando hanno incrociato un’altra auto — forse una Opel Astra — gli inquirenti stanno cercando di stabilirlo con esattezza incrociando l’unica testimonianza che è stato possibile raccogliere con altri dati emersi dal lavoro investigativo affidato dal procuratore di Napoli Nord Francesco Greco e dalla sostituta Veronica Soriano ai carabinieri di Giugliano. Il racconto del ragazzo che viaggiava in auto accanto a Gaetano è il punto di partenza delle indagini. Lungo la strada, ha riferito, lui e il suo amico hanno avuto un breve litigio, per una precedenza, con i quattro occupanti di un’altra auto. Poi Gaetano ha tirato dritto, gli altri invece no. Poco dopo quei quattro li hanno raggiunti e hanno iniziato a lampeggiare e a bussare. Finché Gaetano non ha accostato, e a quel punto se li sono ritrovati tutti e quattro addosso. Uno aveva una pistola in mano e con il calcio dell’arma ha colpito Gaetano al viso, poi gli ha sparato ripetutamente, mirando alle gambe. Gaetano è stato raggiunto in pieno da sei colpi, uno solo è andato a vuoto. Sei proiettili calibro 9x21 che da soli basterebbero a far capire che gente è quella che ha sparato. Armi così devastanti non stanno in tasca a chi vuole fare lo sbruffone quando esce la sera. Quello è un calibro da camorristi, da gente che con la pistola va anche a farci gli omicidi.

L’appello

E però appare anche strano che qualcuno abbia «sporcato» un’arma così in una lite stradale. Cioè: la pistola usata domenica non serve più, chi la teneva dovrebbe essersene immediatamente disfatto perché rappresenta una prova schiacciante. Perciò in questa storia ci sono ancora cose da chiarire. E perciò i genitori di Gaetano ora lanciano un appello: «Qualcuno che avrà visto ci sarà. Per favore aiutateci a dare giustizia a nostro figlio». Altrimenti di questa tragedia rimarrà solo una certezza. E cioè che Gaetano, come Manuel Bortuzzo, è uscito una sera per divertirsi e ora dovrà vivere per sempre su una sedia a rotelle.

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