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Nel decreto Agosto incentivi per 400mila assunzioni, taglio del costo del lavoro al Sud e stop ai licenziamenti (con eccezioni)

Le aziende potranno chiedere altre 18 settimane di cassa: in quel caso non potranno licenziare. Il divieto invece non vale in caso di cessazione dell'attività o di accordo di incentivo all'esodo firmato con i sindacati. Chi non userà più la cig ha diritto a 4 mesi di sgravi contributivi per i lavoratori che rientrano: ma secondo la relazione tecnica solo il 10% dei datori sceglierà questa opzione

Sgravi contributivi che basteranno per oltre 400mila assunzioni, ammesso che riprendano nella seconda parte dell’anno. La conferma delle ulteriori 18 settimane di cassa integrazione e la proroga ‘mobile’ del blocco dei licenziamenti per le aziende che utilizzano la cassa Covid. Ma licenziare sarà possibile in caso di messa in liquidazione dell’azienda o di accordo collettivo di incentivo all’esodo firmato con i sindacati: in quel caso i lavoratori avranno la Naspi. Sono i contenuti della versione definitiva del decreto Agosto in materia di lavoro. Il provvedimento, approvato “salvo intese” venerdì scorso, è stato bollinato dalla Ragioneria generale ed è atteso a breve in Gazzetta ufficiale.

Continua il blocco dei licenziamenti, con eccezioni – Il blocco dei licenziamenti collettivi o individuali per giustificato motivo oggettivo, che sarebbe scaduto il 17 agosto, viene prorogato. Sono esclusi dal divieto, però, i casi in cui l’attività sia cessata definitivamente o fallita. E anche le situazioni in cui i sindacati più rappresentativi abbiano firmato un accordo di incentivo all’esodo. I lavoratori in questo caso avranno la Naspi e potranno così chiedere l’assegno di ricollocazione. Il decreto inoltre aumenta di 500 milioni, a 730 totali, la dotazione del Fondo nuove competenze, utilizzabile anche per formare e riconvertire chi è coinvolto in processi di crisi.

La cassa integrazione diventa “a pagamento” se il fatturato non è sceso – Confermate le settimane aggiuntive di Cig, che consentiranno a chi ancora è in difficoltà e ha già esaurito gli ammortizzatori di emergenza di chiudere le buste paga di luglio. Le 18 settimane saranno infatti fruibili in modo retroattivo dal 13 luglio. Le prime nove saranno “gratis” per tutti, mentre la seconda tranche sarà a pagamento per le aziende che nel primo semestre 2020 – rispetto al primo del 2019 – hanno avuto cali di fatturato nulli o molto contenuti: nel primo caso sarà richiesto un contributo pari al 18% della retribuzione globale che sarebbe spettata al lavoratore per le ore di lavoro non prestate durante la sospensione o riduzione dell’attività lavorativa. Se il fatturato è sceso, ma di meno del 20%, il contributo sarà del 9%. Nella versione finale l’unico paletto è rimasto appunto quello del fatturato, che pure rischia di imporre l’esborso anche ad aziende che hanno semplicemente ricevuto pagamenti per ordini precedenti al Covid.

Decontribuzione al posto della cig? Solo per il 10% – In ogni caso circa il 90% dell’attuale platea in cassa, secondo le stime della relazione tecnica, chiederà il proseguimento della Cig per Covid. Mentre solo il 10% beneficerà degli sgravi ad hoc per chi fa rientrare i dipendenti al lavoro: si tratta di una decontribuzione per 4 mesi (esclusi i contributi Inps) “nei limiti del doppio delle ore di integrazione salariale già fruite nei mesi di maggio e giugno”. E’ evidente che le imprese ancora in difficoltà non sono nelle condizioni di goderne perché continuano ad aver bisogno degli ammortizzatori.

Sgravi per le assunzioni e per tutti i dipendenti (già assunti) al Sud – Confermato poi lo sconto di 6 mesi sui contributi per neoassunti e trasformazioni a tempo indeterminato, che dovrebbe invece incentivare 410.500 posti. E ci sono anche le annunciate agevolazioni contributive per l’occupazione in “aree svantaggiate”, cioè nelle Regioni del Sud. Quattro mesi di esonero pari al 30% dei contributi complessivi per tutti i lavoratori dipendenti, con l’esclusione del settore agricolo e del lavoro domestico. La proroga della misura fino al 2029 è appesa alla trattativa con la Ue per ottenere che gli sgravi possano essere finanziati con le risorse del Recovery fund.

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