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Nicolas Maupas: «La bestia nel mio cuore»

Questo articolo è pubblicato sul numero 16 di Vanity Fair in edicola fino al 20 aprile 2021

La sua vita, sulla carta, era perfetta. Figlio belloccio di due genitori benestanti. Leader di un gruppo di amici adoranti. Fidanzato con una cascata di riccioli d’oro. Poi, un giorno, arriva una denuncia per revenge porn, il reato di diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti, e l’intonaco di perfezione con cui era dipinta la sua esistenza si crepa. Da quel momento Vittorio, protagonista della serie Nudes dal 20 aprile su RaiPlay, dovrà fare i conti con una verità scomoda fatta di insicurezze, rabbia, sensi di colpa.

In una parola, dice l’attore che gli presta corpo  e voce, «si troverà faccia a faccia con il suo personalissimo mostro nero». Nicolas Maupas, di madre giornalista siciliana e padre grafico francese, cresciuto a Magenta, in provincia di Milano, e trasferitosi a Roma da poco, parla con la velocità di chi ha paura di annoiare. Con la freschezza dei suoi 22 anni. E la profondità di qualcuno abituato a guardarsi dentro e a fare i conti con «la bestia che giace silenziosa in ognuno di noi».

Anche lei ha una bestia silenziosa nascosta dietro gli occhi da buono?
«Ciascuno ha un demone».

Il suo di che cosa si nutre?
«Di ansia. Da ragazzino soffrivo di attacchi di panico, ho evitato di presentarmi a certi provini per l’angoscia. Ci sono stati momenti in cui ho persino fatto brutti pensieri. Poi, la recitazione e un percorso personale mi hanno aiutato».

Il mestiere di attore, però, può essere catartico ma anche accrescere le inquietudini: sul palco c’è l’ansia da prestazione, tra un lavoro e l’altro la paura del vuoto…
«Io i vuoti li riempio studiando: frequento corsi, seminari, leggo il più possibile. Ora sto divorando Follia di Patrick McGrath, lo consiglio a tutti».

Attività tipo yoga o meditazione?
«No. Per anni ho fatto nuoto, ora preferisco andare in bici o a correre».

Anche lei sostenitore della filosofia mens sana in corpore sano?
«Da poco. Prima mangiavo malissimo, mi trattavo malissimo».

Non si piaceva?
«Per niente. Sono alto 1,85 e sono arrivato a pesare 97 chili. Ero “ciccio”. Sono cinque anni che non faccio una foto in costume. Ho sempre avuto un rapporto conflittuale con Nicolas».

Da bambino com’era?
«Avevo le orecchie a sventola».

Ora non le ha più. Si è operato?
«No: è cresciuto tutto il resto e le proporzioni si sono sistemate. Comunque, a parte questo, ero un ragazzino molto curioso: assillavo chiunque con le mie domande».

Popolare come Vittorio in Nudes?
«Al liceo sì, sono esploso di vitalità. Alle medie faticavo a integrarmi».

Sbaglio o ha subito anche qualche episodio di bullismo?
«Per due anni, un gruppetto di – mi passi il termine – stronzi, mi ha fatto penare. Non che sia rimasto traumatizzato, ma lì per lì mi sono sentito impotente».

Oggi che cosa la fa sentire impotente?
«Direi le ingiustizie, ma in realtà no: quando ne vedo una mi viene voglia di combatterla per “aggiustarla”».

Per esempio?
«Mi piacerebbe creare una piattaforma social per permettere a noi ventenni di confrontarci sul futuro del nostro Paese. Io, per esempio, vorrei l’eliminazione del divario salariale tra uomini e donne, la parificazione dei diritti dei rider con quelli dei lavoratori assunti. E la sparizione del revenge porn che può devastare la vita di una persona».

È un argomento che ha studiato per prepararsi al ruolo?
«Sì, mi sono documentato su tutti i casi recenti: dalla maestra di Torino, licenziata in seguito alla diffusione di un video hard, alla storia più sventurata di Tiziana Cantone, che non ha resistito al peso della vergogna e nel 2016 si è tolta la vita».

La sua generazione, sempre con il telefonino in mano, è consapevole dei danni che può comportare la semplice condivisione di una foto?
«Non lo so: le cose le vedono ma, a volte, scelgono di non guardarle».

Non lei, però.
«Io non riuscirei nemmeno a girare un video con… con un mio partner in un momento di intimità, per paura che poi finisca nelle mani sbagliate. Tengo troppo alla mia riservatezza».

Stava per dire «girare un video con Ludovica Coscione», l’attrice napoletana con cui è fidanzato?
«Sono da poco tornato single».

In futuro: solo o accasato con figli?
«L’idea di famiglia mi piace, ho sempre voluto una figlia. Saprei già anche il nome».

Sarebbe?
«Isabella. Però non so se ne sarei in grado. Ci sono troppe cose che devo ancora capire della mia vita prima di pensare di diventare il punto di riferimento per un’altra persona».

Però è consapevole del fatto che, se la serie Nudes dovesse riscuotere successo, lei diventerebbe il punto di riferimento per una generazione?
«Lo so, la cosa mi spaventa a morte. Ma allo stesso tempo mi attira. Oggi, penso, non è più il tempo per essere attori e basta. Bisogna essere attori e attivisti. Usare la propria voce per comunicare messaggi importanti».

Lei quale vorrebbe diffondere?
«Quello della serie: se hai subito un atto di revenge porn, non ti devi vergognare. Devi denunciare. Se anche una sola persona lo facesse dopo aver visto Nudes, riempirebbe di senso il nostro lavoro. Un film può cambiarti la vita».

Quale film ha cambiato la sua?
«Amarcord. Lo guardavo da piccolo, con mia mamma sul divano. E, già allora, ero rimasto colpito da come Fellini trasformasse i dettagli in oggetti orpellati e magnifici. È stata una lezione di vita: le cose piccole sono piccoli mondi. Bisogna avere gli occhi aguzzi per vederci dentro microcosmi meravigliosi».

È stato sempre in un contesto del genere, con sua mamma sul divano, che ha iniziato a recitare.
«Già, lei era malata. Guardavamo i Pirati dei Caraibi. Io costruivo fortini con i cuscini. Poi mi armavo di spada e bandiera e diventavo pirata anch’io. Lei era debole, aveva ancora il foulard in testa ma, in quel frangente, si è dimenticata di tutto. E, per un attimo, si è messa a ridere».

[Foto Andrea Boccalini]

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