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Nizza, l'autore del massacro? Ora si inventano l'islamofascismo

E ti pareva che anche stavolta la colpa non era del fascismo. Un tunisino è salito su un barcone, è sbarcato a Lampedusa il 20 settembre, s’è fatto a spese degli italiani la quarantena di 14 giorni a bordo della nave da crociera Rhapsody, è stato fotosegnalato, gli hanno consegnato un “foglio di via e tanti saluti”, è andato in Francia, ha ucciso tre persone sgozzandone due. E la colpa di chi è? Ovviamente del fascismo. O meglio dell’islamofascismo, nuova fantasiosa definizione dal significato ambiguo. Eppure così affascinante.

Il primo a coniarla è stato il sindaco di Nizza, Christian Estrosi: "La città è stata ancora una volta colpita al cuore dall'islamofascismo che non smetto mai di denunciare - ha detto - Rivolgo tutto il mio sostegno e tutta la mia compassione alle famiglie delle vittime di questa barbarie”. Dal canto suo Estrosi ha ragione, per carità. La violenza islamista va denunciata, visto che c'è chi fatica a dare un volto (e un'appartenenza religiosa) ai terroristi. Forse l'avrà accostata al fascismo in buona fede: mica è italiano lui. Ma subito il termine è diventato di tendenza nel Belpaese. L’hanno rilanciato telegiornali, giornali, grandi quotidiani. Innescando un cortocircuito incredibile.

In pratica in Italia sapevamo essere fascista chi denuncia l’eccessiva immigrazione. Indicavamo come fascista chi si ostina a dire che in Europa esiste un problema di radicalismo islamico. Ma ora è fascista pure chi sgozza un cristiano in chiesa in nome di Allah. Tutti fascisti a loro modo. Non è difficile capire che il ragionamento è contorto, se non irrazionale. Avvicinare i due termini ha senso per rievocare la consegna della "spada dell'Islam" al Duce come "protettore" dei musulmani. Non dopo il sangue versato in Francia. Invece con una sola parola si finisce col catalogare qualsiasi cosa: fascista Salvini, fascista Meloni, fascisti quelli che scendono in piazza contro il Dpcm (anche se poi si scopre essere anarchici o immigrati), fascista Brahin Aoussaoui.

L’invenzione islamosquadrista fa ancora più sorridere se si pensa che ieri, in quasi tutte le dichiarazioni ufficiali su Nizza, le istituzioni italiane si sono ben guardate dal citare chiaramente l’islam. Per Conte è stato un generico “vile attacco” basato su “fanatismo, odio, terrore”. Di Maio ha parlato solo di “estremismo” e “radicalismo violento”. Roberto Fico non ha scritto mai islam nel suo comunicato e Mattarella si è affidato al sempreverde “fanatismo di qualsivoglia matrice”.

Pur di non dire “islamico” o “islamista” nasce allora la nuova corrente islamofascista. È un passo avanti, per carità. Ma che c’azzecca il fascismo? Quello di ieri è stato terrorismo islamico. Punto. Altrimenti qui crolla tutto: non mi verrete a dire che erano mussoliniane pure le Brigate Rosse, no? Terrorismo brigatistofascista, diremmo oggi. Suvvia: siamo seri. In realtà accostare i due termini significa nascondersi dietro un dito per non ammettere la realtà, per non riconoscere la matrice degli attacchi. Che non significa condannare l’intera religione o i suoi fedeli, giammai. Gérald Darmanin, ministro dell'interno francese, l'ha detto chiaramente: "Non siamo in guerra contro una religione, ma contro un'ideologia, l'ideologia islamista". Ma per iniziare una riflessione seria occorre prima identificare il pericolo col giusto nome. Evitando di celarsi dietro l’eterno ritorno del Ventennio.

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