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«Oggi 4 marzo tornerà Donald Trump»: perché centinaia di migliaia di seguaci del Qanon credono a questa folle profezia?

NEW YORK Cosa accadrà oggi a Washington, cuore del potere degli Stati Uniti? Nulla di speciale secondo le autorità federali che comunque, per prudenza, hanno tenuto 5 mila soldati della Guardia Nazionale in città, a protezione del Congresso e della Casa Bianca. Secondo i cospirazionisti QAnon, invece, oggi tornerà al potere Donald Trump: la loro ultima profezia fissa, infatti, al 4 marzo il suo giuramento per un nuovo mandato presidenziale dopo un veloce colpo di Stato militare come quello che in Birmania ha appena deposto San Suu Kyi: stessa sorte per Joe Biden.

Gli apparati di sicurezza hanno comunque preso sul serio le intenzioni dei cospirazionisti: al punto che è stata annullata la seduta odierna del Congresso proprio per il timore di nuovi assalti come quello avvenuto il 6 gennaio scorso. Ci sono alcune varianti che danno ancor più sapore a questo stralunato mondo delle teorie del complotto: un tribunale militare che condanna a morte i capi del partito democratico e anche alcune celebrity progressiste, soprattutto attori di Hollywood. È il ritorno alla tesi originaria del movimento: il mondo governato da una cabala di capi di governo e opinion leader pedofili, che celebrano riti satanici col sangue dei bambini trucidati. L’unico a combattere contro l’immonda cordata è Trump, arrivato alla Casa Bianca per debellare questa piaga.

Era la tesi che Q, il misterioso profeta dei QAnon — un personaggio descritto come un alto funzionario della Casa Bianca di Donald Trump, se non addirittura Trump stesso — ha diffuso negli anni scorsi, arricchendo «the plan», il piano, di dettagli e profezie sempre pIù suggestive o tremende come l’arresto e l’esecuzione di Hillary Clinton, annunciati più volte. Profezie che non si sono mai avverate. Nonostante questo la tribù dei QAnon è cresciuta da poche migliaia di adepti a centinaia di migliaia e forse milioni con seguaci che ormai sbandierano i vessilli di Q in tutte le manifestazioni dell’estrema destra in America e anche in giro per il mondo.

La sconfitta elettorale di Trump, categoricamente esclusa da Q, avrebbe dovuto portare alla dissoluzione di un movimento evidentemente basato su teorie infondate. Alcuni, in effetti, hanno gettato la spugna, ma la tesi del «voto rubato» ha dato ai molti che hanno deciso di tenere duro materiale per costruire nuove fantasiose teorie: da quella dell’identità del nuovo leader (non si tratterebbe di Biden, morto da tempo o fatto sparire, ma di una sua controfigura che indossa una maschera di gomma) al golpe sanguinoso che il 20 gennaio avrebbe dovuto impedire il giuramento del presidente democratico.

Quando anche quest’ultima profezia si è rivelata infondata, è ripresa l’emorragia degli adepti, ma quelli che sono rimasti hanno subito messo in piedi una nuova teoria, prendendo stavolta a presto le credenze del movimento anarchico dei Sovereign Citizen: Trump tornerà il 4 marzo e si riprenderà la Casa Bianca e ripristinerà la legalità. Non solo la defenestrazione dell’usurpatore Biden, ma la cancellazione di 150 anni di storia americana: Trump giurerebbe, infatti, come 19esimo presidente americano, non come 46esimo perché per la setta l’ultimo leader legittimo è stato Ulysses Grant, il 18esimo presidente.

Poi, nel 1871, un golpe segreto avrebbe cancellato il sistema politico creato nel Settecento dai Padri fondatori, trasformando l’intero Paese in una corporation. E Trump tornerebbe oggi perché originariamente i presidenti americani giuravano il 4 marzo: l’anticipo del loro insediamento al 20 gennaio fu deciso nel 1933 da Franklin Delano Roosevelt per abbreviare il periodo di transizione tra vecchia e nuova presidenza.

Negli ultimi giorni lo stesso Trump, rilanciando alla Cpac, la conferenza degli ultraconservatori, la tesi dell’elezione rubata e dichiarando che «il nostro viaggio è solo all’inizio», ha gettato altra benzina sul fuoco. Domani non accadrà nulla, ma la tribù dei QAnon è già al lavoro per elaborare nuove fantasticherie mentre i «pentiti» che hanno abbandonato il movimento illustrano in interviste televisive i subdoli meccanismi di coercizione psicologica usati dai cospirazionisti e spiegano perché l’evidenza dei fatti non smonta il movimento: i membri della setta vengono invitati a seguire solo siti e tv della destra radicale, ignorando tutte le altre fonti d’informazione.

Teologi e psicologi, intanto, avvertono: attenzione, la storia ci dice che le profezie fallite non sempre segnano la fine di un movimento. A volte producono la sua trasformazione in una nuova religione. È accaduto già più volte: ad esempio a metà dell’Ottocento quando il pastore battista William Miller annunciò una seconda venuta di Cristo sulla Terra il 22 ottobre 1844. Non accadde nulla e il movimento dei milleriti si sfaldò, ma da esso nacque la chiesa degli Avventisti del Settimo Giorno.

Massimo Gaggi

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