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Patrick Zaky, oggi la prima udienza

E' il giorno della speranza per Patrick Zaky. O quello in cui il suo caso entrerà definitivamente nei meandri della giustizia egiziana. Oggi a Mansura, 120 chilometri a Nord del Cairo, c'è la prima udienza per discutere le accuse mosse allo studente egiziano dell'università di Bologna al momento del suo arresto, l'8 febbraio all'aeroporto del Cairo: diffusione di notizie dannose per lo Stato e sostegno ad attività sovversive. 

  A Mansura si è radunata una piccola folla di persone per lui: i colleghi dell'Egyptian initiave for personal rights, i suoi avvocati, e un gruppo di amici. Insieme a loro i diplomatici di Italia, Stati Uniti e Unione europea, a dimostrazione dell'attenzione internazionale che c'è sul caso, ieri finito anche sulle colonne del New York Times. 

Una settimana fa, una folla simile aveva sostenuto Patrick nel corso dell'udienza per il ricorso contro il suo arresto presentato dall'Eipr. Ma in quel caso la richiesta era stata respinta. ''Tutto bene'', ci aveva detto Patrick nella piccola aula dove si decideva il suo destino. Ma era pallido e teso e poco dopo aveva sussurrato. "E' terribile qui. Mi tengono in una cella con 35 persone e un solo bagno". 

  Patrick potrebbe essere rilasciato su cauzione con l'obbligo di non lasciare l'Egitto fino alla fine del procedimento. "Siamo qui per portarlo a casa, siamo speranzosi'', dice Gasser Abdel Razek, presidente di Eipr. Il rischio è che il giudice rimandi la decisione senza discutere delle accuse per altri 15 giorni: può farlo fino a un limite di 200 giorni. E' cosi' che oggi in egitto migliaia di persone restano in carcere per mesi senza possibilità di difendersi. Un destino drammatico che gli amici e i colleghi vogliono evitare a Patrick.