Italy

Per Lapo, mio figlio nato senza vita, ora aiuto gli altri genitori»

Un mese dopo la morte Claudia Ravaldi e il marito Alfredo creano l’associazione «CiaoLapo», scelta da Ashoka Italia tra i tre New Fellows. Gli altri due? Vazapp di Giuseppe Savino e Tice di Francesca Cavallini

di Pier Luigi Vercesi

Il trauma che può cambiare una vita o, meglio, aprire nuovi orizzonti, Claudia Ravaldi lo sperimentò un giorno di marzo del 2006. Il suo bambino morì due giorni prima della data prevista per il parto. Medici entrambi, lei e il marito Alfredo si scoprirono impreparati all’evento e li sconcertò l’atteggiamento di chi stava loro vicino: grandi pacche sulla spalla, tanti «era peggio se succedeva dopo...». Sembrava un evento indicibile, forse il retaggio di una civiltà contadina per la quale l’alto tasso di mortalità infantile era da accettare come naturale. Si doveva solo dimenticare al più presto e, comunque, cavarsela da soli. Si chiesero se fossero ipersensibili, se la loro fosse una reazione esagerata, perché anche i colleghi in ospedale sembravano non comprendere e il sistema sanitario italiano nemmeno ventilava l’ipotesi di un trauma da perdita del bambino. «Reagimmo – ricorda Claudia Ravaldi – nel modo che ci era più naturale: da ricercatori. Non riuscendo a dormire di notte, ci attaccavamo al computer ed esploravamo le banche dati disponibili in giro per il mondo». Scoprirono che quello stato d’animo, soprattutto nei Paesi anglosassoni, aveva un nome e un cognome, «lutto perinatale», ed erano già state elaborate linee guida di comportamento per aiutare i genitori ad affrontarlo.

Così, «un mese dopo la morte del nostro bambino creammo un’associazione per mettere in comune quei materiali tradotti e adattati all’Italia. La battezzammo CiaoLapo, dal nome che avevamo scelto e, ai primi di maggio, eravamo già operativi. Cominciarono ad arrivare centinaia di e-mail di donne e uomini che avevano vissuto il nostro stesso trauma e sentivano il bisogno di parlare, di confrontarsi di mettere in comune la loro esperienza. Non si trattava solo di coppie che avevano perso di recente il bambino, scrivevano anche persone a cui era successo dieci anni prima e che quel lutto, forse, non l’avevano elaborato». Decisero allora di attivare dei forum amministrati da tre colleghe psicologhe («io, troppo fresca del lutto, partecipavo come utente») e si accorsero di quanta gente avesse bisogno, uscendo dall’ospedale, di aiuto. Bastavano anche solo due sedute nell’arco di tre mesi per insegnare loro ad affrontare meglio le situazioni. «Il lutto è un’esperienza fisiologica e il nostro cervello sa come elaborarlo, a volte basta solo indirizzarlo per attivare le sue innate competenze», precisa Claudia.

L’attività si è poi radicata sul territorio, con la presenza in 15 regioni e luoghi fisici dove le persone possono confrontarsi e incontrare gli psicologi. Oggi CiaoLapo (ha sede a Prato) conta oltre quaranta volontari (solo due uomini), nessuno dei quali assunto: «Non avremmo i soldi - spiega Claudia - per pagare lo stipendio a un solo psicologo. Siamo tutti volontari, individui che hanno vissuto in prima persona l’esperienza della perdita ma anche operatori del settore: medici, psicologi, infermieri. Il denaro che raccogliamo attraverso il 5 per mille e con donazioni serve per pagare gli affitti e, quando va bene, per rimborsare la benzina ai volontari». Su 600 «punti nascita» in tutta Italia, oggi CiaoLapo collabora con 150 di questi e spesso sono gli stessi ospedali a segnalare persone che necessitano di aiuto. Per un problema che fino a tre lustri fa nemmeno sembrava esistere, in questi giorni si è giunti alla centesima tesi di laurea sul tema. Anche perché i modelli “stranieri” da cui è partito CiaoLapo oggi sono stati ampiamente superati: oltre all’intervento psicologico attuato in Paesi come l’Australia, la Nuova Zelanda o il Canada, la onlus italiana ha elaborato un più ampio sistema psicosociale.

All’associazione ogni giorno giungono dalle due alle cinque richieste di aiuto tramite il passaparola, semplicemente con una ricerca su Google o per sollecitazione di una clinica. Oltre mille casi l’anno, quindi. «In questi quindici anni ho seguito personalmente almeno duemila famiglie e devo dire che sono stata io la prima a trarne vantaggio e conoscenza», tiene a precisare Claudia Ravaldi. Sono moltissime anche le “lettere mute”, vale a dire i ringraziamenti che giungono da persone con le quali non si sono avuti contatti diretti ma che hanno tratto giovamento dal materiale messo a disposizione da CiaoLapo.

Nessuno stupore, quindi, quando Ashoka Italia ha incluso, tra i tre New Fellows di quest’anno, proprio la onlus fondata da Claudia e dal marito Alfredo. Gli altri due sono: Vazapp, l’associazione che aiuta i contadini a creare innovazione nel mondo agricolo, fondata da Giuseppe Savino in Puglia e già riprodotta in altre regioni d’Italia e d’Europa, e Tice Cooperativa sociale (dove Tice sta per Tecniche di insegnamento per le competenze dell’età evolutiva), fondata a Piacenza da Francesca Cavallini.

La scelta dei nuovi tre Fellows è un appuntamento molto atteso da quando Ashoka, nata negli Stati Uniti quarant’anni fa per promuovere e supportare l’imprenditoria sociale, nel 2015 ha aperto una sede anche in Italia (oggi è presente in 90 nazioni e nella sua storia ha scelto e accompagnato nella crescita circa 3.500 imprenditori sociali). Il processo di selezione è molto lungo, severo e spesso dura anche un anno. I parametri, estremamente rigorosi, tengono conto dell’idea ma soprattutto dell’impatto che quell’idea ha sul sistema, del cambiamento in meglio che riesce ad avviare. L’imprenditore deve poi dimostrare una solida fibra etica, empatia e una nuovo approccio alla leadership. Se nel processo di selezione ci si accorge che l’organizzazione è verticistica, ad esempio, quel leader viene scartato, anche se tutti gli altri parametri risultano positivi. Passato anche il vaglio internazionale, al Fellow viene attribuito un contributo per sviluppare al meglio il proprio progetto e viene aiutato a rafforzare l’attività mettendolo a contatto con esperienze simili in altri Paesi.

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