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Piazza Santa Maria ricorda Deborah Saltori e si appella alla politica: ''Riavviate i corsi di genere''. Bisesti dal palco: "Non è il momento per le polemiche"

TRENTO. Bisogna ripartire dall’educazione alle relazioni di genere nelle scuole. È un appello forte e chiaro quello che piazza Santa Maria Maggiore, dove la comunità trentina si è raccolta per ricordare Deborah Saltori, 42enne di Vigo Meano uccisa dall’ex marito, ha rivolto alla politica.

“Questi percorsi devono essere riattivati” ha domandato l’insegnante Maria Giovanna Franch, che già nel dicembre del 2018 ha lanciato, assieme ad altri docenti e persone della società civile, una petizione per chiedere la ripresa del percorso di educazione alle relazioni di genere nelle scuole, sospeso dalla Giunta Fugatti. “Abbiamo raccolto 10 mila firme – ha ricordato Franch – che però sono rimaste solo sulla carta, inascoltate. I nostri corsi erano attivi dal 2007, e rappresentavano un’eccellenza a livello nazionale e internazionale. Noi crediamo che si sia rinunciato a questi corsi per questioni ideologiche e per convenienza politica. Chiediamo quindi che la politica si adoperi, senza alimentare inutili polemiche, per ripristinarli”. 

Anche Anna Michelini, ex direttrice di Famiglia Materna, ha ricordato un programma, “Cambiamenti”, che è stato cancellato da più di un anno dalla Giunta provinciale. “Era un percorso che mirava a rieducare gli uomini violenti – ha detto - questi uomini infatti non sono degli psicopatici. Sono persone normali. La violenza, prima di diventare fisica, inizia con l’umiliazione e il controllo. Ma gli uomini violenti possono cambiare, dopo un percorso di rieducazione, ve lo assicuro”.

A rispondere all'appello della piazza, l'assessore all’istruzione, università e cultura dell'attuale giunta, Mirko Bisesti: "Questo è un momento di cordoglio, non per polemizzare. La scuola ha fatto tanto, ma bisogna ricercare l'unità dell'azione".

Un piccolo segno in piazza Santa Maria Maggiore c’è stato, perché a ricordare Deborah Saltori erano presenti molti uomini. “Mi fa piacere vedere più uomini del solito in un momento come questo – ha affermato Barbara Bastarelli, responsabile del Centro antiviolenza di Trento - il femminicidio è l’atto più estremo, certo, ma ha un riverbero molto più ampio. Dopo gli ultimi tragici eventi che ci sono stati in Trentino, ora c'è tanta paura tra le donne che hanno subito violenza”. 

Anche Emanuele Corn, docente universitario di diritto penale, ha affermato di non aver mai visto così tanti uomini in piazza per ricordare la vittima di un femminicidio. “Vorrei che portaste a casa, al di là di un peso, anche questa dimensione di novità”, ha detto. 

“Di violenza bisogna parlarne sempre, non solo dopo l’ennesimo femminicidio – ha affermato poi Loredana Magnoni, mamma di Alba Chiara Baroni, 22enne trentina uccisa nel 2017 dal suo fidanzato - bisogna parlarne nelle scuole, sin dall’asilo, perché i ragazzi imparino ad accettare un “no”. Con progetto Alba Chiara e con Famiglia Materna, vogliamo dare alle ragazze che hanno subito violenza una seconda possibilità. Aiutateci nel nostro compito”. 

Tanti gli interventi che si sono succeduti durante l'evento: da Andrea Grosselli, segretario della Cgil di Trento, al procuratore capo Raimondi, il Sindaco di Trento Ianeselli e i molti volti delle associazione trentine da sempre impegnate nella lotta contro le più varie forme di violenza. La società può invertire rotta, quindi, ma solo attraverso l’educazione e la rieducazione.

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