Italy

«Posticipare la seconda dose è razionale Ora il rischio non è alto come in inverno»

PORDENONE. Massimo Crapis, responsabile di Malattie infettive all’ospedale di Pordenone, non ha dubbi. «Allungare la finestra tra una somministrazione e l’altra del vaccino Pfizer ha una motivazione razionale, tanto più che il periodo lo consente».


Dottor Crapis, non rischiamo così di generare confusione nella popolazione, come è successo con AstraZeneca?
«Inizialmente erano proprio i vaccini a mRNA, come Pfizer, a essere visti con diffidenza dai cittadini. Lascerei quindi da parte le mode e mi atterrei ai dati scientifici: nello studio registrativo il periodo nel quale è stata somministrata la seconda dose va dai 21 ai 42 giorni. È vero che l’80 per cento dei partecipanti aveva ricevuto la prima dose entro la quarta settimana. Ma anche dal punto di vista concettuale non vedrei delle controindicazioni facendo la seconda dose a sei settimane. Si rimane comunque “in label” e non capisco perché la casa produttrice sia oppositiva».

Quali sono i vantaggi?


«Nello stesso periodo si possono vaccinare più persone: capisco la valutazione fatta dal Cts, si tratta di rischio-beneficio e c’è una razionalità. L’unica controindicazione è di non far capire niente alle persone. Ma le modifiche alle indicazioni, nelle vaccinazioni, sono frequenti: è un segnale che c’è attenzione ai dati reali».

Solo che normalmente questi cambiamenti sono spalmati nel tempo.


«Esatto, come accade con l’antinfluenzale. Ora invece stiamo assistendo a una somministrazione mai vista prima in Italia».

Una partita in cui, oltre alla salute, entra in gioco anche l’economia.


«Lo Stato deve sovraintendere al sacrosanto interesse e beneficio del singolo ma anche della comunità. E non solo in termini di salute pubblica ma anche economica e sociale».

Quali sono i rischi per il singolo?


«Una lieve diminuzione di efficacia nella finestra tra una vaccinazione e l’altra. Dopo la seconda dose, l’immunità è sovrapponibile a quella fatta a tre settimane. Ma ora la collocazione stagionale è favorevole. In inverno il rischio sarebbe stato più alto, ora ce lo possiamo permettere».

Però ognuno fa per sé, non solo tra Stati europei ma anche tra Regioni.


«È l’effetto collaterale del federalismo sanitario. Anche in medicina c’è un margine di discrezionalità interno. Di vaccini si continuerà a parlare e potrebbero esserci altre novità: bisogna avere fiducia». 

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