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Report e gli appalti alla Ercolani. In Rai due pesi e due misure. Parla il vice presidente della Vigilanza, Di Nicola: “Attacchi continui a chi fa buon giornalismo d’inchiesta”

Lo stupore per l’inchiesta interna su Report e non su chi costruiva una “fabbrica di fake news”. E la singolarità di un’azienda che abbandona i propri dipendenti di fronte alle critiche dei detrattori. Mentre alcuni componenti della commissione di Vigilanza Rai scatenano una “caccia alle streghe” di fronte alle inchieste che colpiscono i partiti di appartenenza. Facendo perdere credibilità all’organismo. Il senatore del Movimento Cinque Stelle, Primo Di Nicola, usa toni molto severi verso quella Vigilanza di cui è vicepresidente. E non si mostra affatto ottimista sulle possibilità di una riforma del servizio pubblico: “Serve una mobilitazione dei cittadini e dei dipendenti”.

La Rai ha avviato un audit interno sulla lettera anonima relativo al lavoro nella redazione di Report. Cosa si attende da questa iniziativa?
“Staremo a vedere. Ma è singolare che nel servizio pubblico si facciano audit per misurare la correttezza dei dipendenti sulla base di documenti anonimi, mentre non si fa nulla per i comportamenti di altri che pare volessero mettere in piedi una vera fabbrica di fake news”.

Si riferisce a Simona Ercolani, che insieme al marito Fabrizio Rondolino progettava una struttura di comunicazione (leggi l’articolo) contro gli avversari politici?
“Anche. Se quel piano di disinformazione è stato poi messo a compimento non posso dirlo. Sarà magari la magistratura a stabilirlo. Ma se si pretende che i dipendenti abbiano requisiti etici e morali all’altezza, mi domando perché non si pretenda lo stesso da fornitori e soggetti che intrattengono importanti rapporti economici con la Rai”.

Il programma di Ranucci sembra sempre più sotto attacco, anche attraverso strumenti come la ben nota lettera anonima. C’è un clima di ostilità?
“Non conosco il contenuto di questo messaggio anonimo che riguarda Report. Noto invece che non si perde occasione per attaccarlo. Magari perché semplicemente fa il proprio lavoro di inchiesta”.

Emerge il caso della scarsa tutela della Rai di un programma che pure dovrebbe rappresentare un proprio patrimonio?
“È proprio quello che ho chiesto al presidente e all’amministratore delegato nell’ultima audizione in commissione. Nel panorama dell’editoria non si è mai vista una società che abbandona i propri dipendenti in questo modo, alle critiche pretestuose e inventate dei suo detrattori. Chi si sente offeso o diffamato dalle trasmissioni Rai, in questo caso Report non dovrebbe scatenare la caccia alla streghe in commissione di Vigilanza, ma farebbe bene a rivolgersi semplicemente a un Tribunale. Ne guadagnerebbero la credibilità della politica e soprattutto della commissione parlamentare di Vigilanza, che dovrebbe dare indirizzi al servizio pubblico e non stare lì a lamentarsi ogni volta per questo e quel servizio di telegiornale, per questa o quella inchiesta che tocca gli interessi del proprio partito”.

A chi si riferisce?
“A tutti e a nessuno. Ma è certo che, quando si riduce a questo, la Vigilanza dimostra tutta la propria inutilità. Tanto da dar ragione a chi, da tempo, ne chiede l’abrogazione”.

Come si risolve il problema, sempre più evidente, dell’interferenza della politica in Rai?
“Varando finalmente una riforma della governance Rai che dia all’azienda un organismo autonomo che la amministri. Deve essere un organismo staccato dalla politica e in grado di contrastare sempre ed efficacemente l’invadenza. In commissione al Senato giace la mia proposta di riforma. Qualcosa si muove, sono partite le audizioni anche se resto abbastanza pessimista”.

Manca la volontà politica?
“Se i dipendenti Rai e i cittadini non faranno sentire la propria voce per reclamare un servizio pubblico indipendente, temo che neanche questa volta si raggiungerà l’obiettivo”.

La questione dell’autonomia si è posta anche con le recenti nomine. Cosa ne pensa?
“Un altro tasto doloroso. Finora abbiamo assistito alla lottizzazione da parte dei partiti. Nell’ultima tornata di nomine, abbiamo fatto un salto di qualità… in peggio. A nominare i direttori dei tg pare sia stato il governo. Spero sia un episodio isolato perché tutto questo mette in discussione le prerogative e l’autonomia dell’amministratore delegato e del consiglio di amministrazione Rai”.