Italy

Riaperture dopo la Pasqua,  le Regioni prudenti  E Draghi le vede per ricucire

ROMA «Per battere la pandemia dobbiamo portare tutte le energie all’unità», è uno dei chiodi fissi di Mario Draghi. E poiché le Regioni italiane litigano tra loro e hanno rapporti conflittuali con il governo, il presidente del Consiglio sarà oggi alle 16 all’incontro con i governatori guidati da Stefano Bonaccini, i ministri Mariastella Gelmini e Roberto Speranza, il commissario Francesco Paolo Figliuolo e il presidente della Protezione civile, Francesco Curcio.

La missione che il capo del governo si è dato è superare le incomprensionie ricucire lo strappo che si era aperto con il suo intervento al Senato, quando bacchettò quelle Regioni che, cosa «difficile da accettare, trascurano gli anziani in favore di gruppi di potere». Draghi vuole saltare al più presto l’asticella dei 500 mila vaccini al giorno e il primo passo della nuova strategia, per rilanciare la campagna vaccinale e non commettere errori, è chiudere il caso e innescare una «concorrenza virtuosa» tra le Regioni, che dal governo vogliono più dosi e un calendario preciso delle forniture in arrivo.

Oggi dunque si farà un aggiornamento del piano vaccinale per affrontare le criticità rappresentate dai territori e valutare, per chi ne farà richiesta, l’invio di rinforzi sul territorio da parte della Difesa e della Protezione civile. E si parlerà anche delle misure del decreto che dal 7 al 30 aprileterrà l’Italia nella morsa delle restrizioni. Se la Lega punta a una verifica di metà aprile per allentare la stretta, molti presidenti di Regione invocano prudenza. Anche chi prima chiedeva di riaprire, ora sembra frenare. «Non si può allentare adesso a costo di dover richiudere a maggio», avverte il presidente dell’Emilia-Romagna Bonaccini.

Sui vaccini il presidente della Conferenza delle Regioni chiede al governo di «stringere i bulloni». Da qui al 3 aprile arriveranno oltre un milione di dosi Pfizer, mezzo milione di Moderna e 1,3 milioni di AstraZeneca e bisogna decidere nel dettaglio come ripartirle e somministrarle. Uno degli argomenti all’ordine del giorno è il criterio di suddivisione in base alla popolazione residente, ma senza calcolare gli under 16.

Altra questione sollevata da diversi presidenti è la necessità di organizzare punti vaccinali minori in quelle regioni come Sicilia, Liguria o Calabria le cui caratteristiche geografiche rendono difficile a molti cittadini raggiungere gli hub più grandi. «L’obiettivo è aumentare quantitativi e somministrazioni giorno per giorno», incalza Gelmini. Il presidente della Conferenza delle Regioni è fiducioso, perché «si vede il cambio di passo». A Mezz’ora in più, intervistato da Lucia Annunziata su Rai 3, Bonaccini ha polemizzato a distanza con il presidente della Campania Vincenzo De Luca, che ha stipulato un accordo con l’azienda che produce il siero russo Sputnik: «Siamo una nazione, non siamo venti piccole patrie». Un monito per richiamare alla coesione e dire che i vaccini, che comunque non possono essere acquistati senza l’autorizzazione di Ema o Aifa, andrebbero «suddivisi per tutti gli italiani».

Il tema della possibilità di acquisti regionali verrà fuori con forza nell’incontro con il generale Figliuolo, perché diversi presidenti di Regione sono in pressing. Lo fa capire lo stesso Bonaccini quando dice «se poi cambieranno, ognuno di noi può darsi da fare». Sempre questa settimana ci sarà un altro vertice, questa volta con il ministro dell’Economia Daniele Franco, perché le Regioni si sentono tagliate fuori dal dossier Recovery plan e hanno fretta di sapere se il governo intenda coinvolgerle e come in quella che, assieme ai vaccini, è la sfida cruciale per il futuro dell’Italia.

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