Italy

Rivelati 5 documenti degli esperti: «Chiudete l’Italia a zone». Ma il governo disse no e decise il lockdown totale

Giovedì 6 agosto il sito della Fondazione Luigi Einaudi ha pubblicato alcuni verbali delle riunioni del comitato tecnico scientifico, l’organismo che consiglia il governo su questioni sanitarie — e in particolare, negli ultimi mesi, per le decisioni da prendere per fermare l’epidemia di Covid-19. Si tratta soltanto di 5 verbali, peraltro dai contenuti noti: tra i documenti «desecretati» non ci sono i resoconti delle questioni più controverse come la chiusura delle zone rosse di Alzano e Nembroe una serie di suggerimenti che poi furono accolti soltanto in parte dal governo, ad esempio quello sullescuole.

Il dossier di oltre 200 pagine pubblicato sul sito della Fondazione Luigi Einaudi — che ha chiesto l’accesso agli atti anche ricorrendo al Tar — ricostruisce, quindi, soltanto in parte quanto accaduto in questi mesi di pandemia da coronavirus.

Ecco quello che emerge dai cinque verbali, datati 28 febbraio, 1 marzo, 7 marzo, 30 marzo e 9 aprile 2020.

Zone rosse in tre Regioni

«Le regioni Emilia-Romagna, Lombardia e Veneto presentano... una situazione epidemiologica complessa attesa la circolazione del virus, tale da richiedere la prosecuzione di tutte le misure di contenimento già adottate, opportunamente riviste». È il 28 febbraio - una settimana dopo l’individuazione del «paziente uno» a Codogno — e nel verbale il Cts suggerisce al governo una serie di misure più restrittive per le tre Regioni dove il Coronavirus si stava maggiormente diffondendo. Nello stesso verbale, il Comitato tecnico scientifico, «fra le misure igieniche per le malattie a diffusione respiratoria», raccomandava «di usare la mascherina solo se si sospetta di essere malato o se si assistono persone malate». All’inizio dell’epidemia, però, anche le raccomandazioni dell’Oms sui dispositivi di protezione erano ben diverse da quelle attuali.

Misure rigorose solo in alcune zone

Dieci giorni dopo la riunione del Cts, il governo adottò la misura del lockdown per la Lombardia e altre 14 province in Emilia-Romagna, Veneto e Piemonte. Nel verbale del 7 marzo 2020, il Comitato tecnico scientifico proponeva di «definire due livelli di misure di contenimento da applicarsi: uno nei territori in cui si è osservata ad oggi maggiore diffusione del virus, l’altro, sull’intero territorio nazionale». «Il Comitato - si legge - propone quindi di rivedere la distinzione tra cosiddette ‘zone rosse’ (gli undici comuni di cui al Dpcm 1 marzo 2020) e ‘zone gialle’ (Regioni Emilia Romagna, Lombardia e Veneto, nonché le province di Pesaro Urbino e Savona». «Il Cts individua pertanto -scrivono gli esperti scientifici - le zone cui applicare misure di contenimento della diffusione del virus più rigorose rispetto a quelle da applicarsi nell’intero territorio nazionale, nelle seguenti: Regione Lombardia e province di Parma, Piacenza rimini, Reggio Emilia e Modena; Pesaro Urbino; Venezia, Padova e Treviso, Alessandria e Asti».

Conte decide per il lockdown

Per quanto riguarda i provvedimenti su tutto il territorio nazionale, il 7 marzo il Cts «conferma l’utilità di tutte le misure del Dpcm del 4 marzo» e ne suggerisce altre: «Apertura al pubblico dei musei ed altri istituti e luoghi della cultura a condizione che assicurino modalità di fruizione contingentata tali da evitare assembramenti di persone; svolgimento delle attività di ristorazione e bar con obbligo di far rispettare la distanza di sicurezza interpersonale di almeno un metro; sospensione delle attività di pub, scuole di ballo, sale giochi, sale scommesse, sale bingo e discoteche; divieto assoluto di mobilità dalla propria abitazione o dimora per i soggetti sottoposti alla misura della quarantena; limitazioni della mobilità ai casi strettamente necessari; sospesi i servizi educati per l’infanzia e attività didattiche nelle scuole di ogni ordine e grado; sospensione delle attività svolte dai tribunali; apertura luoghi di culto condizionata all’adozione di misure volte a evitare assembramenti; raccomandato presso tutti gli esercizi commerciali l’accesso con modalità contingentate e misure volte a evitare assembramenti». Il 9 marzo il presidente Giuseppe Conte decise invece di chiudere tutto mandando l’Italia in lockdown.

Niente abbracci, più posti letto in terapia intensiva

Nella seduta del primo marzo gli esperti del Cts raccomandavano al governo di incrementare «nel minor tempo possibile» i posti letto «in strutture pubbliche e in strutture private accreditate». Secondo gli esperti bisognava aumentare del «50 % quelli in terapia intensiva» e del «100 % quelli in reparti di pneumologia e in reparti di malattie infettive, isolati e allestiti con la dotazione necessaria per il supporto ventilatorio (inclusa la respirazione assistita).«L’attivazione dei posti letto - si legge ancora - dovrà garantire il controllo delle infezioni anche attraverso la rimodulazione locale delle attività ospedaliere». «Il Cts - riporta il verbale - ritiene, inoltre, che sia necessario ridistribuire il personale sanitario destinato all’assistenza, prevedendo un percorso formativo «rapido» qualificante per il supporto respiratorio per infermieri e medici da dedicare alle aree di sub intensiva». Nella stessa riunione, il Cts raccomandò alla popolazione, per tutta la durata dell’emergenza» di «evitare, nei rapporti interpersonali, strette di mano e abbracci».

Le ordinanze della Protezione civile

Il Comitato tecnico scientifico, nel verbale della riunione del 30 marzo, rileva che «alcune raccomandazioni e o norme tecniche o circolari nonostante la emanazione e la distribuzione ai territori, non vengano prontamente recepite dal territorio mostrando la mancanza di applicazione delle decisioni assunte». «Per tale motivo - prosegue il verbale - al fine di dare immediata ed ampia applicazione delle decisioni o delle raccomandazioni, il Cts propone al capo del dipartimento della Protezione Civile ed al ministero della Salute la eventualità di emanazione di ‘ordinanze di protezione civile´, aventi maggiore forza normativa». Nella stessa riunione, gli esperti hanno elaborato un decalogo per i bambini durante il lockdown. Si parte dall’organizzazione della giornata fino ad arrivare all’insegnamento di hobby o attività motorie. Il punto numero 2, per esempio, consiglia di «evitare di tenere sempre accesa la televisione e/o la radio, ma selezionare, ogni giorno, cosa vedere (importante evitare che si tratti sempre di coronavirus).

La Fase 2 deve essere «progressiva» e controllata

«Il lockdown deve essere rimosso progressivamente e per fasi successive... Idealmente il processo deve essere supportato dal monitoraggio sierologico e dalla riorganizzazione del lavoro e dell’educazione scolastica con modalità smart (formazione a distanza). Devono esserci almeno due settimane di intervallo tra la rimozione di ciascuna macrorestrizione al fine di poter valutare il rischio di riaccensioni epidemiche che vanno naturalmente identificate ed estinte immediatamente». Così scriveva il Comitato tecnico scientifico nel verbale della riunione del 9 aprile aperta dal ministro della Salute per valutare l’inizio della cosiddetta Fase 2. Per definire un graduale allentamento, Speranza evidenziava nell’occasione «la necessità di procedere seppur con grandissima prudenza, alla progressiva ma cauta riduzione delle misure di contenimento, pur riconfermando le misure esistenti relative agli spostamenti e ai comportamenti individuali». Il Cts - si legge - concorda sull’opportunità di ridurre gradualmente le azioni di controllo, ma, raccomandandosi che l’Rt sia sotto l’1, chiede la verifica di una serie di precondizioni: «la trasmissione Covid è controllata», «le capacità di sanità pubblica e di gestione clinica sono sufficienti», «il rischio epidemico deve essere quantificato e mitigato», «il rischio di importazione deve essere gestito», «la popolazione deve essere pienamente consapevole e deve partecipare attivamente alle misure di protezione predisposte dal governo».

Speranza: la trasparenza è una regola del governo

«Il dipartimento di Protezione civile della Presidenza del Consiglio ha consegnato i verbali a chi ne ha fatto richiesta: la trasparenza è stata per quanto mi riguarda una regola fondamentale dall’inizio. Come governo ce la siamo data e continueremo a considerarla un valore a cui non intendiamo assolutamente rinunciare» ha detto il ministro della Salute, Roberto Speranza, durante l’informativa di oggi al Senato.

Meloni. «Proroga dello stato di emergenza è per salvare il governo»

Immediata la replica dell’opposizione: «Una delle ragioni per cui non si volevano rendere pubblici questi verbali è che non ci sono le ragioni per prorogare lo stato di emergenza. Non serve a preservare la salute degli italiani ma quella del governo. Io l’ho detto in Aula e mi pare che i pareri degli esperti lo confermino» dice la presidente di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni, a SkyTg24. E il leader della Lega, Matteo Salvini parte all’attacco: «Al di là di quanto è stato fatto in passato, vorrei sapere sulle zone rosse chi non ha deciso e perché». «Ci leggeremo tutte le pagine - ha aggiunto -: mi interessa il presente e il futuro» ha aggiunto. «E’ inaccettabile che il governo tenga ancora secretati i verbali relativi alla zona rossa di Alzano e Nembro. Chiediamo con forza che venga resa nota anche la parte della documentazione del Cts che è stata consegnata, dopo una sentenza del Tar e forti pressioni parlamentari. C’è un’indagine in corso da parte della Procura di Bergamo, ma è un diritto dei cittadini, dei bergamaschi in particolare, conoscere il contenuto di quei verbali per capire perché prima il governo ha inviato centinaia di carabinieri, poliziotti e militari pronti a chiudere gli accessi ad Alzano e Nembro per poi sospendere tutto optando per la `zona arancione´ in tutta la Lombardia» scrivono in una nota i parlamentari bergamaschi della Lega Roberto Calderoli, Daniele Belotti, Simona Pergreffi e Rebecca Frassini.

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