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Russia, l'allarme della dottoressa di Navalnyj: “Gli restano ore”. L'Occidente avverte Mosca

"Crediamo davvero che si tratti di giorni. Se non di ore". Il medico personale di Aleksej Navalnyj, Anastasija Vasilyeva, è sempre più pessimista sulle condizioni di salute dell'oppositore russo che il 31 marzo ha annunciato lo sciopero della fame in carcere. Mentre su Mosca aumenta la pressione occidentale, con appelli al rilascio da entrambe le sponde dell'Atlantico, la dottoressa, battagliera qual è, non smette di tartassare le autorità perché le consentano di visitare in cella il suo paziente più illustre. "Ogni detenuto ha diritto a essere visitato dal proprio medico di fiducia", insiste. Quando la polizia fece irruzione in casa sua lo scorso gennaio, si mise a suonare una sonata di Beethoven al piano. Terminati i domiciliari a fine febbraio, organizzò una protesta davanti alla colonia penale Ik-2 di Pokrov, dove il dissidente sta scontando due anni e mezzo di carcere, per essere subito fermata dalla polizia. Adesso è sotto un regime di restrizioni, tra cui il divieto di usare il telefono e Internet. Non può rispondere alle chiamate, ma replica alle nostre domande sull'app di messaggistica cifrata Telegram tramite la portavoce Aleksandra Zakharova.

Lo scorso agosto, non appena aveva saputo dell'avvelenamento da agente nervino Novichok di Navalnyj, Vasilyeva era volata a Omsk insieme alla moglie dell'attivista Julija Navalnaja e si era scontrata con l'omertà delle autorità ospedaliere. "Oggi come allora l'impressione è che le strutture non siano autonome nel prendere decisioni. Aspettano istruzioni dai vertici. E quello che fa l'amministrazione carceraria non sembra essere a beneficio di Aleksej".

Ma in agosto, dopo un estenuante braccio di ferro, il presidente russo Vladimir Putin aveva infine dato il via libera al trasferimento di Navalnyj in Germania dov'era poi miracolosamente guarito. Stavolta gli appelli al rilascio o, quantomeno, a cure adeguate sembrano cadere nel vuoto. Compresa l'ultima lettera aperta alle autorità carcerarie siglata sabato da Vasilyeva e da altri tre medici. O l'accorata preghiera della figlia di Navalnyj, Dasha: "Lasciate che un medico visiti mio padre". Nonché gli inviti di Unione Europea e Stati Uniti. Con l'Alto rappresentante Ue per la politica estera Josep Borrell che ha chiesto "immediato accesso ai medici di fiducia" e il "rilascio immediato e incondizionato" dell'oppositore in carcere. E la Farnesina che ha espresso "forte preoccupazione" alla vigilia di un incontro dei ministri Ue che potrebbe portare a nuove sanzioni. Le potenze mondiali, ha detto il presidente francese Emmanuel Macron a Cbs, devono tracciare delle "linee rosse" con Mosca. E il consigliere Usa per la Sicurezza nazionale Jake Sullivan ha avvertito che ci saranno "conseguenze" per Mosca se Navalnyj "muore".

Intervistato da Bbc, l'ambasciatore russo a Londra Andrej Kelin ha assicurato che Mosca non lo lascerà "morire in prigione", ma lo ha anche accusato di "voler attirare l'attenzione". "Oggi gli fa male una gamba, domani un braccio. Nessun altro nel suo carcere si lamenta così", ha detto. E alla domanda perché a Navalnyj non sia concesso vedere il suo dottore, ha ribattuto: "Nel Regno Unito i detenuti chiedono di vedere i loro medici personali?".

Affermazioni che non hanno rassicurato i collaboratori dell'attivista che hanno indetto "la più grande manifestazione della storia" per il 21 aprile, stesso giorno dell'annuale discorso di Putin al Parlamento: "Non c'è più tempo, è ora di agire. Non si tratta più solo della libertà di Navalnyj, ma della sua vita", ha scritto Leonid Volkov, suo braccio destro alla Fondazione anti-corruzione, che rischia di essere dichiarata "estremista" e di essere messa al bando.

Navalnyj, conferma Vasilyeva, "sta sempre peggio. L'avvelenamento aggrava notevolmente le sue condizioni di salute. Anche perché non aveva terminato la riabilitazione quand'è stato arrestato" al suo rientro in Russia lo scorso gennaio. In carcere Navalnyj ha lamentato dolori alla schiena, intorpidimento degli arti e febbre e, quando non gli hanno consentito di essere visitato da un medico di fiducia, ha iniziato lo sciopero della fame.

"I suoi potrebbero essere i sintomi di una neuropatia tossica che potrebbe essere conseguenza dell'avvelenamento e della nutrizione insufficiente. Non solo e non tanto delle ultime settimane di sciopero della fame, quanto dello scarso regime alimentare nella colonia penale, della privazione del sonno e dello stress. Da quello che ci ha detto la moglie Julija, l'ultima ad averlo incontrato, Aleksej è vivace e allegro come sempre. Ma parla a stento e è dimagrito parecchio, persino in confronto alla fine di settembre quando uscì dal coma: alto un metro e 90, ora pesa 76 chili".

A preoccupare - continua - sono soprattutto le ultime analisi del sangue del dissidente: "Evidenziano che potrebbe esserci un'insufficienza renale progressiva. Un paziente con il livello di potassio così alto, 7,1 millimoli al litro, andrebbe curato nel reparto di rianimazione perché in ogni momento potrebbe svilupparsi un'aritmia fatale". E conclude: "Le cure del servizio penitenziario sono insufficienti e pericolose. C'è il rischio fatale che Navalnyj perda il controllo del proprio corpo".

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