Italy

Se Decaro ci mette il fisico

Il sindaco di Bari nell’emergenza coronavirus diventa sceriffo e leader

di Michele Cozzi

Salvate il soldato Decaro oppure «Metti a Decaro». Il sindaco di Bari nell’emergenza coronavirus ci sta mettendo la faccia. Le sue scorribande quotidiane per cazziare i baresi indisciplinati finiscono sulle televisioni internazionali. Non solo: ma il suo linguaggio è al centro di studi di semiologia di esperti che intendono studiare il «decarese». L’epidemia sta sconvolgendo il Paese da ogni punto di vista. Così, come avviene nei cosiddetti stati di eccezione, emergono figure che per carisma occupano la scena.

Al Nord ci riesce di più il presidente veneto Zaia (nonostante l’obbrobrio sui cinesi che mangerebbero topi vivi). Al Sud sono esplosivi il lanciafiamme campano De Luca e il Tonino barese. Che spazia dal Lungomare ai mercati rionali, che multa (indirettamente) un povero vecchio in corso Mazzini, dopo avergli fatto un robusto sermone, ma poi in un video mostra un evidente dispiacere a dovere indossare l’abito da sceriffo e infine si scusa. Eccede? Sì, forse, no. Certo, nella foga a volte gli sfugge qualche parola di troppo, qualche sgrammaticatura istituzionale (è nelle prerogative di un sindaco minacciare di chiudere un supermercato perché gli sconti aumenterebbero gli assembramenti?). Comparando il linguaggio di Decaro con quello di un altro illustre pugliese, il presidente Conte, emergono non poche differenze. Gli indici di gradimento del premier, secondo i sondaggi, sono in netto aumento. Piacciono i suoi toni rassicuranti, da Capitano in capo che ha la sua strategia e intende realizzarla abbassando i toni, rassicurando i cittadini, senza innalzarne fragilità già scosse per gli «arresti domiciliari».

Decaro ha scelto una via diversa. Perché i sindaci vivono direttamente i rischi di diffusione del contagio. A nessuno, alla lunga, piace stare in casa, come ha detto il filosofo Cacciari, ma altra via per contenere il contagio non si è profilata a nessuna latitudine. Così Decaro ci mette il corpo e così facendo sta ponendo le basi per un diverso ruolo politico a livello nazionale. Così come è emerso nell’incontro, via web, della conferenza unificata in cui ha sbattuto i pugni sul tavolo (virtuale) chiedendo più fondi per i Comuni per fronteggiare l’emergenza. Ecco il doppio volto di Decaro: da un lato il pattugliatore delle strade, dall’altro un leader istituzionale che dichiara battaglia al governo centrale, rivendicando più attenzione.

Studia da leader della sinistra? Il sindaco non vuole nemmeno sentirne parlare. Ma se così fosse gli si richiederebbe un ulteriore salto di qualità, mettendo le mani con idee e proposte nel dibattito politico nazionale. Si aperto uno spiraglio. La sinistra italiana, che ha bruciato non pochi leader o presunti tali, è a caccia di un frontman per contrastare i sovranisti. Che la gara possa essere tra due pugliesi, tra Conte e Decaro?

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