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Serena Grandi condannata per bancarotta: “Ho perso 700 mila euro, tutti i miei risparmi”

Serena Grandi è stata condannata per bancarottacondannata per bancarotta a 5 anni dalla chiusura del suo ristorante a Rimini, “La locanda di Miranda”, che ha chiuso i battenti il 4 luglio del 2015, a due anni dall’apertura. Ritenuta responsabile del fallimento, l’attrice confessa a Repubblica l’amarezza che la sentenza le ha provocato: “Sono senza parole, non mi do pace per l'accanimento nei miei confronti. Sono basita, scossa, non riesco davvero a comprendere. Non capisco cosa c'entrano le cose della mia casa a Roma, in via Archimede ai Parioli, con il fallimento del ristorante. È una giustizia così contorta”. In merito all’accusa di avere sottratto beni strumentali della società, l’attrice spiega: “Sa di cosa si tratta? Del letto di mio figlio, che tra l'altro ci teneva moltissimo perché era un regalo di suo padre e ancora se ne dispiace, di piatti e padelle che non erano del ristorante ma della mia casa di Roma, quando facevo le cene, e di uno stendino per i panni. Ci sono le foto a provarlo”. Sull’accusa che riguarda i libri contabili, invece, Grandi aggiunge:

Sono stata io a denunciare la perdita dei libri contabili. Dopo il fallimento, ho cercato di vendere il ristorante, c'era un potenziale acquirente che mi ha chiesto di vedere i registri con i conti. Glieli ho consegnati, quando l'ho sollecitato a restituirmeli, mi ha assicurato che uno dei suoi dipendenti me li avrebbe restituiti. Poi ha affermato che pioveva e che il ragazzo li  buttati in un cancello, tra il grattacielo di Rimini e Marina. Sono andata di persona a cercarli in tutti i cortili della zona, non ve ne era traccia. È agli atti anche questo.

Il fallimento: “Dopo ‘La grande bellezza’ la gente ha smesso di venire”

Abbiamo aperto nel 2013, lo consideravo il mio buen retiro, dove avrei passato la vecchiaia, lavorando con mio figlio, guardando il mare”, dichiara ancora l’attrice. Nel 2015, però, il ristorante ha chiuso i battenti: “Il ristorante è andato bene per due anni, poi – guarda caso – quando è iniziata a circolare la voce che "La grande bellezza" di Paolo Sorrentino, dove ho un piccolo ruolo ma impegnativo e importante, era candidato agli Oscar, la gente ha smesso di venire a cena da noi. Sarebbe stato il mio addio al cinema, è diventato l'addio al ristorante”. Un problema di invidia? “Non lo so” aggiunge “ma certo aveva ragione Mussolini quando diceva che i romagnoli sono tutti affittacamere e ruffiani. Non si possono nemmeno raccontare le cattiverie che mi sono state inflitte”.

Il ricorso in appello: “Poi andrò via da Rimini”

L’attrice annuncia che ricorrerà in appello per poi trasferirsi a Milano: “Ricorrerò in appello, poi me ne andrò da Rimini, negli anni trascorsi in questa città, al di là della vicenda giudiziaria, non ho mai ricevuto nemmeno un invito a partecipare a qualche evento o manifestazione. Mi trasferirò a Milano. Ho saputo della condanna dai giornali locali, non ho ricevuto nemmeno l'avviso di presentarmi in tribunale per difendere la mia posizione, i miei beni. Sono disgustata da questa giustizia”. Una vicenda che sostiene le sia costata carissima: “700 mila euro, tutti i risparmi messi da parte lungo la mia carriera”.

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