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Simona è il dopo Fede. Quarta donna di sempre sul podio della vasca

Non era carino lasciare il dubbio alla Regina altrimenti detta Divina: ma che fate? Io me ne vado e voi vi dissolvete? Nemmeno il piacere di una erede? E Simona Quadarella non ci ha visto più: adesso vi faccio vedere. Poco più di otto minuti in vasca, ed è tornata con una splendida medaglia di bronzo fra le mani. Non è andata proprio così. Ma che il mondo donna del nuoto italiano lasciasse partire la Pellegrini senza nemmeno sventolarle davanti la bella faccia di una erede, questo non era carino davvero e neppure consolante. A Tokyo il nostro nuoto rosa ha divagato tra amori e amari risultati, tra sorrisi da piazzamento e lacrime da delusione, si è aggrappato ancora una volta ai Pellegrini day, ma tutto senza vedere una medaglia.

Ci voleva il Veleno nella coda. E Simona, già riconosciuta vera erede di Federica, si è occupata della pratica per orgoglio suo e perché «Cercheremo di onorare il più possibile quello che ha fatto la Pellegrini». Veleno è il soprannome affibbiato da mamma Marzia quando era piccola: con quella grinta... E sapete come sono i bambini, assorbono e pensano: vabbè chiamami così. Però quando si diventa grandi, famosi e bravi e magari si sale sul podio olimpico, i nodi vengono al pettine. E Simona si è proprio tolta il problema dall'alto di quel gradino che fa storia sportiva: «Per favore non chiamatemi veleno, non mi piace». Meraviglioso atto di liberazione di una campionessa che ha cominciato in acqua a togliersi i pesi dallo stomaco. Non aveva digerito quel quinto posto nella gara sua, che sono i 1500 sl, perlomeno quella dove ha conquistato ori e allori tra mondiali ed europei. Anche negli 800: non a caso ai Giochi giovanili di Nanchino 2014, sempre terra d'oriente, aveva già vinto un oro sulla distanza. Ma nei 1500 aveva giocato tutta la speranza e forse la credibilità. C'era stato un problema: una gastroenterite da dimezzare le forze, oltre al rischio Covid subito per via di un passeggero del suo aereo. Ma Simona, 21 enne romana e tipo tosto, una vita vissuta a pane e acqua di piscina, non ci stava a finire così. Si è detta: «Se ci è riuscito Greg (Paltrinieri ndr.) con la mononucleosi, posso riuscirci io con la gastroenterite. Devo tornare a casa con il sorriso. Quindi mi sono detta: o prendi la medaglia, o prendi la medaglia».

Federica sorridi, ecco l'erede: Quadarella ha grinta, determinazione, l'inossidabile forza di chi non molla mai. Ed, infatti, è scesa in vasca e per 8 minuti (8'1735 il tempo) si è messa alle calcagna delle due voraci superwomen di questi Giochi: la altalenante statunitense Katia Ledecky e la fantastica australiana Ariarne Titmus dette in ordine di arrivo. Simona si è sbarazzata dell'altra americana Katie Grimes e via col bronzo. Sudato, ricorda lei. «Dopo tanti anni di lavoro. Mi rende contenta e vale più di ogni altra cosa. Mi posso dare un 9». E qui s'intende quanto conti una Olimpiade anche psicologicamente. Quadarella, pur studiando all'università, in 4 anni ha costruito un pedigrèe da regina delle distanze lunghe, ori mondiali ed europei tra i 400 e i 1500 sl. Eppure un bronzo olimpico vale più di tutto. E Simona, ex Veleno, ci sta bene tra le tre uniche azzurre da podio in vasca: Novella Calligaris (1972), Fede Pellegrini (2004 e 2008), Alessia Filippi (2008). Novella (bronzo) e Alessia (argento) l'avevano preceduta sul podio degli 800. Ora tocca a lei. Forza Simona: come prima, più di prima. Non è una canzone dei Maneskin che ti adorano, ma un ritornello che funziona sempre.

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