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Strani giorni d'Europa. "Io, italiano e comunitario, deportato in Italia dalla Germania"

"Sono un cittadino italiano e comunitario, lontano dalla Ue per ragioni di studio (...) volevo rientrarvi, diretto a Lisbona. Ma all'aeroporto di Francoforte mi hanno tolto il passaporto (...) hanno detto che potevano mandarmi indietro, anche fino a Giacarta (...) trattenuto per ore nel corridoio di un commissariato (...) seguito anche in bagno (...) poi scortato su un aereo per Roma come un criminale. Credo di aver diritto a una spiegazione".

Prima di raccontare in dettaglio la storia di Maurizio Borriello, dottorando di ricerca in etnografia presso l'Università degli Studi di Napoli l'Orientale, incappato il 19 marzo nella sospensione dell'accordo di Schengen sulla via del ritorno dall'Indonesia, è importante ricordare come sia cambiata la normativa sulla circolazione delle persone nell'Unione. Molti Paesi membri avevano già reintrodotto i controlli di frontiera quando la Ue, dalle ore 12 del 17 marzo e per un mese, ha blindato le sue frontiere esterne e vietato i viaggi interni "non necessari" per contrastare la diffusione del coronavirus. Ai cittadini comunitari che si trovano fuori della Ue e intendono rientrarvi è permesso solo raggiungere il loro Paese di origine viaggiando muniti di un biglietto che lo provi. Misure che la Commissione ha accompagnato ricordando agli Stati membri che "i cittadini non possono essere discriminati in base alla nazionalità".



Ed ecco come i codici possono tradursi in realtà. Meno di 48 ore dopo la chiusura di Schengen, Borriello ha vissuto una giornata durissima, districandosi con mille difficoltà tra compagnie aeree e polizia aeroportuale tedesca. Una storia dal basso sulla fragilità della "grande casa comune" europea, in cui il cittadino che si credeva libero di correre felice ora vede le pareti piegarglisi addosso.

Giacarta


Strani giorni d'Europa. "Io, italiano e comunitario, deportato in Italia dalla Germania"
"Mi trovavo da tempo in Indonesia per una ricerca sul campo - racconta - Quando la diffusione del coronavirus è diventata un'emergenza mondiale, ho deciso di tornare in Europa. In tasca avevo già un biglietto aereo per Pasqua della Turkish Airlines, Giacarta-Istanbul-Napoli".

Sembra tutto ben delineato, invece da questo momento per Borriello iniziano i problemi. "Già, perché la Turkish non operava più voli da e per l'Italia. Quindi non poteva portarmi a Napoli. Mi offre una serie di destinazioni alternative. Opto per Lisbona, perché lì ho appoggi e perché a Napoli ho solo i miei genitori, molto anziani. Non volevo essere proprio io a metterli in pericolo".

Istanbul


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Borriello parte il 18 marzo e nelle prime ore del 19 sbarca a Istanbul. Solo lì scopre che la Turkish ha cancellato anche la tratta per Lisbona. Va al banco della compagnia. "Una fila lunghissima. Tanti anche i portoghesi costretti ad accettare destinazioni alternative. Ma cosa andavo a fare io a Londra o Amsterdam? Ho chiesto di parlare con un superiore e alla fine ho ottenuto che la Turkish mi portasse a Lisbona via Francoforte, riproteggendomi su un volo Lufthansa per l'ultima tratta".

Francoforte


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Intorno alle 10.30 ecco Borriello fare scalo in Germania. Al controllo passaporti il nuovo imprevisto. "Lei non può proseguire per il Portogallo, non è residente. Può solo tornare in Italia". Borriello chiede il perché gli venga negato il transito verso un Paese che, seppur in stato di emergenza, non ha emesso particolari restrizioni verso i non residenti, italiani compresi (come confermato ai suoi amici a Lisbona in una tardiva mail del ministero degli Esteri portoghese). La polizia tedesca gli mostra un foglio in cui sono riassunte le nuove disposizioni.

"In Portogallo avrei dovuto osservare solo un periodo di quarantena e sarei rimasto alla larga dai miei - prosegue Borriello -. Con queste motivazioni ero riuscito a stimolare un minimo di empatia in un agente della polizia aeroportuale tedesca, ma il suo superiore non ha voluto sentire ragioni".

La polizia insiste: Borriello deve andare in Italia, in maniera autonoma acquistando il biglietto, loro avrebbero verificato la disponibilità di un posto su un volo serale. "Contemporaneamente - sottolinea Borriello - mi prospettano la possibilità di rispedirmi in Turchia e fino in Indonesia, perché la responsabilità della situazione era della Turkish Airlines". Lui non accetta e insiste nel chiedere che siano contattate almeno le autorità portoghesi. La polizia trattiene il suo passaporto e il suo biglietto e lo pone sotto stretta vigilanza in un corridoio del commissariato nell'area di transito dell'aeroporto.

"Ho trascorso almeno sette ore lì dentro. E' stata dura. Nessuno mi aggiornava su come si stesse evolvendo la mia situazione. Non potevo andare da nessuna parte. Ero in un piccolo spazio assieme ad altre persone non comunitarie. Un afgano, isolato in una stanza. Un giovane egiziano, respinto nonostante il possesso di un permesso di soggiorno per motivi di studio. A una donna brasiliana bloccata lì con la sua bambina, dopo ore di pianto irrefrenabile è stato concesso di muoversi all'interno dell'area di transito fino al suo imbarco. Anche lei rispedita indietro. E c'ero io, cittadino comunitario dalle libertà sospese".

Evitare le discriminazioni, il monito della Commissione Europea. "E' stato a quel punto che mi sono ricordato di una coppia di fidanzati passata dal controllo passaporti dopo di me. Lei tedesca, lui inglese con un biglietto per il ritorno a Londra dopo tre giorni (nonostante la Brexit ai cittadini del Regno Unito è stato riservato il trattamento dei comunitari, ndr). In base alla nuova normativa, anche lui avrebbe dovuto essere immediatamente spedito in patria. Invece è entrato in Germania senza problemi. Mentre aspettavo di conoscere il mio destino mi è allora sorta la domanda: non sarà che questo trattamento mi sia inflitto perché italiano, quindi potenziale untore?".

Borriello non viene sottoposto a tampone e in quel corridoio nessuno ha la mascherina. Chiede di andare in bagno. Viene scortato da due agenti armati. "Ma neanche voi indossate protezioni? Non temete di essere contagiati?". "A noi il virus non ci colpisce", la risposta quasi irridente dei poliziotti. Borriello ha fame e sete, non gli viene fornito alcun genere di conforto. Riesce a convincere un agente a comprargli due panini e una mezza minerale, ovviamente a sue spese. Finché, intorno alle 18,30, la situazione si sblocca.

Strani giorni d'Europa. "Io, italiano e comunitario, deportato in Italia dalla Germania"


Borriello viene preso in carico da cinque agenti armati, che lo scortano fin dentro il volo Alitalia Francoforte-Fiumicino, sotto lo sguardo interrogativo e preoccupato dei passeggeri che attendono di poter imbarcare. Quando anche loro entrano in cabina, ritrovano Borriello seduto in ultima fila, a debita distanza.

I cinque agenti armati hanno consegnato al personale di volo il suo passaporto e il suo "biglietto": un foglio che indica lo status di Borriello motivandone l'imbarco coatto sul volo Alitalia: "Unaccompanied Deported Passenger", passeggero espulso non accompagnato. Questo Borriello lo scopre grazie a uno steward che capisce di non trovarsi di fronte a un criminale e familiarizza con lui. "Ma cosa hai fatto?".

Fiumicino


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All'arrivo a Fiumicino Borriello viene consegnato alla polizia aeroportuale italiana. In cinque minuti chiarisce l'accaduto ed è libero. Nello scalo romano, gli altri passeggeri lo riconoscono: "Credevamo fossi davvero un tipo pericoloso". Il suo trolley non c'è: nonostante le richieste di Borriello la polizia tedesca non lo ha ritirato ed è rimasto a Francoforte. E' tardi, terminati i collegamenti per Napoli. Borriello passa la notte in aeroporto, con addosso gli stessi abiti leggeri con cui era partito dall'Indonesia.

E' un'impiegata del servizio "Lost & Found", dove Borriello si reca per denunciare lo smarrimento del bagaglio, a regalargli la sua cena dopo averne ascoltato con pazienza la storia. "Calamari in umido con piselli, non lo dimenticherò mai. Come una terapeutica iniezione di umanità dopo il trauma dell'inflessibilità tedesca. Un giorno tornerò a riabbracciare quella signora".

"Abbiamo saputo solo per via del vostro interessamento" spiega il funzionario della Farnesina, contattata da Repubblica. "Per quanto riguarda la 'deportazione' del signor Borriello, era nel diritto della Germania disporre internamente un'applicazione così radicale delle regole. E' certamente una situazione eccezionale, come eccezionale è quanto sta accadendo un po' ovunque con la sospensione di Schengen. Piuttosto è da stigmatizzare la Turkish AirLines, tenuta a sapere e a informare il viaggiatore italiano di non potergli garantire l'arrivo in Portogallo anche in assenza di restrizioni portoghesi".

"Diverso, invece - aggiunge il funzionario - il discorso sul trattamento ricevuto dal signor Borriello da parte della polizia aeroportuale a Francoforte. Il ministero degli Esteri ha informato l'ambasciata italiana a Berlino per avere chiarimenti dalla polizia tedesca. Che al momento non sono arrivati".

E' una fonte anonima della sicurezza dell'aeroporto di Fiumicino a provare a spiegare l'operato dei colleghi tedeschi. "Hanno applicato le regole. Nel momento in cui hanno preso il passaporto a Borriello hanno assunto la responsabilità di quanto potesse accadergli allo scalo di Francoforte. Non gli hanno permesso di andare in giro: e se si fosse perso rendendosi irreperibile al momento dell'imbarco per l'Italia? Lo hanno seguito anche in bagno: e se si fosse causato dell'autolesionismo? Ci sta persino che per diverse ore non siano tenuti a sfamarlo. Quanto alla spettacolarità del suo imbarco con scorta armata, i tedeschi hanno le loro regole, punto".

Sarà, ma Maurizio Borriello chiede che siano le istituzioni, italiane ed europee, a dirgli che sì, non c'è nulla di irregolare nel trattamento ricevuto da cittadino comunitario. Per questo ha scritto alla Presidenza del Consiglio, al Ministero degli Esteri, all'ambasciata italiana Berlino e all'ambasciatore italiano presso la Ue. Non è dunque ancora giunto il momento di far scorrere i titoli di coda sulle note dell'Inno alla Gioia. Anche perché un altro interrogativo aleggia in questi strani giorni d'Europa: dove saranno finiti quei portoghesi che volevano davvero tornare a casa e sono stati spediti dalla Turkish a Londra e Amsterdam?

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