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Sulle Black Hills nella “casa” di Kevin Costner, dove i bisonti si chiamano ancora tatanka come in “Balla coi lupi”

Vi piacerebbe essere invitati da Kevin Costner in uno dei luoghi che lui ama di più, anzi, praticamente a casa sua, in pieno West? Beh, sappiate che si può e non occorre essere dei vip; unico problema, la distanza, ma è un problema facilmente superabile non appena potremo tornare a viaggiare.

Attacchiamo così questo secondo pezzo — il primo lo trovate qui — che prende spunto da “Yellowstone”, la serie tv che va in onda su Sky ogni venerdì, perché, in fondo, la notizia è tutta lì: c’è un posto di proprietà dell’attore americano in cui è lui stesso ad invitarvi, e nel quale, ovviamente, si viene catapultati nel bel mezzo di quell’epopea western che — per sua stessa ammissione — ha segnato la carriera e la vita di Costner. Indovinato? Sì, proprio quella di “Balla coi lupi”.

Benvenuti a Deadwood, South Dakota. Un posto particolare e che non a caso ha — ci risiamo — dato il titolo a serie televisive e film western popolati da avventurieri, fuorilegge e prostitute. Imbucata sul lato settentrionale delle mitiche Black Hills — le colline sacre ai nativi Lakota — Deadwood ha ancora oggi, benchè temperata dal tono turistico (è National Historic Landmark), l’apparenza della rude città mineraria in cui il gambling, il gioco d’azzardo, è l’unico passatempo, tutt’altro che innocente. Per dire qualche dettaglio: noi abbiamo dormito all’Holiday Inn Resort Mountain Grand, che ancora evoca le forme di uno stabilimento minerario, molti locali conservano le fattezze e gli arredi dei saloon originali e piccoli casino sono un po’ dovunque, come in una Las Vegas in miniatura.

Tra gli avventurieri, tagliagole, biscazzieri e via elencando di quei ruggenti anni della corsa all’oro sulle Colline Nere, il più famoso è senz’altro Wild Bill Hickok, da non confondersi con Buffalo Bill, mi raccomando!, anche se il Wild partecipò allo spettacolo itinerante organizzato dal Buffalo.

Hickok, accompagnato da Calamity Jane, arrivò in città nel luglio del 1876. Poche settimane dopo, Wild Bill era già sotto due metri di terra, assassinato alle spalle a un tavolo da gioco. La sua storia completa la potete trovare qui e a Deadwood la ritroverete anche rinfrescata da attori che mettono in scena finti duelli sulla main street. Noi lo citiamo perché uno dei siti imperdibili della città è proprio il Mount Moriah Cemetery, dove nella frescura di una collina boscosa, riposano, uno accanto all’altra, Hickok e la sua Jane.

Ma torniamo a noi e a Kevin Costner, dato che se siamo qui è perché ci ha invitati lui. Non ditemi che non avete visto “Balla coi lupi”. Beh, meglio se ripescate il dvd o se lo cercate su qualche piattaforma online; di tempo ne abbiamo. Una delle parole chiave del bellissimo film è… tatanka; sì, proprio la parola che, mimando le corna del bisonte, il tenente Dunbar e Uccello Scalciante (l’attore Graham Greene) si scambiano e che segna l’inizio del loro dialogo.

Il tatanka, il bisonte, come tutti sanno non era solo una parola, era la vita, la fonte di cibo, la “centrale energetica” dei nativi delle praterie. E quindi al bisonte e alla vera e propria civiltà che ruotava al “grande animale” che Costner ha voluto rendere omaggio fondando “Tatanka – story of the bison”.

Siamo solo a un miglio a nord della cittadina, su una collina che si apre alla vista delle foreste verde scuro delle Black Hills. Ma lasciamo la parola a Costner: «Credo che oggi questo luogo sia diventato più grande del sogno che lo ha fatto nascere. E questo può essere vero per chiunque verrà a visitarlo. “Tatanka” non è stato pensato come una sorta di “i nativi americani visti dai bianchi”. Piuttosto, si pone come una specie di punto di incontro tra due culture, una per cui la vita stessa dipendeva dal bisonte e l’altra che lo vedeva come un mezzo per raggiungere un fine. È un luogo che riconosce che c’è stata una storia comune e che potrebbe anche rappresentare la possibilità di andare oltre».

Belle parole, davvero. E infatti Tatanka non è un museo, non è un parco etnografico, non è un area giochi. È un po’ un mix di questo e di altro con un punto focale ben chiaro e imponente: il bisonte.

Nel bell’edificio in legno che ospita anche il bar e il fornito shop, immagini, video e plastici spiegano bene tutti gli aspetti della “civiltà del bisonte” sino all’incredibile strage di animali fatta dagli “invasori bianchi”. Molte info sono presenti anche sulle pagine del sito web ma certo vedere qui, sul posto, quel che i nativi delle Grandi Praterie sapevano trarre dagli enormi bestioni è tutta un’altra cosa.

All’esterno ci si sofferma a lungo nella ricostruzione di un villaggio indiano mentre foto e selfies si sprecano attorno allo spettacolare ed enorme gruppo scultoreo en plein air che riproduce fedelmente le ultime, parossistiche fasi di una caccia.

E il film? Ma certo, la pellicola è al centro di alcune bacheche che emozioneranno gli appassionati, con i costumi di scena di Costner – Dunbar, di Uccello Scalciante e di lei, Alzata-con-pugno, la bianca rapita da bambina che si innamora del tenente e che aveva le fattezze dell’attrice Mary McDonnell.

“Story of the Bison” non è certo l’unico né il più grande sito nel West che si occupa dei nativi e della loro cultura ma ha il merito di prendere spunto da una grande e bella storia che la potenza di Hollywood ha fatto arrivare nelle case di milioni di persone. E di attrarre in tal modo tanti che dai musei stanno purtroppo alla larga. Certo, bisogna venire sin qui, nello splendido e selvaggio South Dakota, ma tranquilli, dal Mount Rushmore al Monumento a Cavallo Pazzo, dal magnifico Custer State Park alle lunari Badlands e al famoso raduno motociclistico di Sturgis c’è tantissimo da vedere e da esplorare.

E alla sera, guardando il mare della prateria appena increspato di onde verdi, anche a voi sembrerà di sentire il lontano rombo di una mandria di tatanka.

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Info generali:
Sull’area vasta https://greatamericanwest.it

Sul South Dakota https://www.travelsouthdakota.com

Su Deadwood https://www.deadwood.com

Arrivare
Rapid City è a sole 50 miglia da Deadwood e ha un aeroporto regionale collegato con i principali hub americani. Noi consigliamo di transitare via Minneapolis, Salt Lake City, Denver, Chicago che hanno collegamenti annuali e non stagionali. Air France e Klm offrono ottime soluzioni dall’Italia via Parigi e Amsterdam e in code-share con Delta.

Se invece si preferisce esplorare la regione, toccando anche altri Stati dell’area, è consigliabile atterrare a Minneapolis o Denver. In ogni caso è d’obbligo l’auto a noleggio, consigliata Alamo Rent a Car

Dormire

Come accennato, l’Holiday Inn Resort Deadwood Grand può essere una soluzione. Ma le alternative sono numerose, ricordando che quasi tutti gli hotel e i lodge hanno una casa da gioco all’interno; basta evitarla.

Altre letture
Visto che il tempo non ci manca, eccovi alcuni altri articoli sul South Dakota, tutti pubblicati su queste pagine negli ultimi anni.

Il più significativo, sull’area delle Black Hills è questo dedicato allo spettacolare “round up” il raduno autunnale della mandria statale di bisonti nel Custer State Park.

Qui invece troverete un reportage dal Mount Rushmore, anch'esso nella zona, quello dei grandi faccioni dei primi presidenti americani. Sempre di presidenti, infine, ma in modo più curioso parliamo qui a proposito della città di Rapid City.