Italy

Tampon Tax: cambiamola (anche) per cambiare mentalità

Letizia Rittatore Vonwiller

Il prossimo appuntamento è per la fine di aprile. La battaglia della Tampon Tax, per abbassare l’iva degli assorbenti femminili dal 22 al 4%, continua e si fa più serrata. Lo promette la deputata Lia Quartapelle che da tempo sta lavorando su questo tema con altre colleghe politiche (Boldrini, Fedeli, Valente), l’onlus WeWorld e Onde rosa: «Torneremo alla carica, quando sarà finita la scrittura del Recovery Plan. Un primo risultato lo abbiamo ottenuto: avere delle stime giuste, e non campate per aria, della tampon tax, i cui costi sono stati rivisti dal Mef (da 300 a 80 milioni). Quindi l’emendamento sarà riproposto anche in un’ottica di revisione di altre aliquote. E questa volta speriamo di avere maggiore sostegno in Parlamento rispetto all’ultima volta».
Per il momento, oltre 15 milioni di italiane in età fertile continuano a pagare come se non fossero “beni primari” i prodotti per la protezione dell’igiene femminile, dagli assorbenti igienici esterni ai tamponi interni, ai salvaslip. E dire che persino il tartufo ha goduto di un abbattimento dell’iva al 5%.

Tampon Tax: Close the gap

I conti, invece, li ha fatti bene un’azienda come la Coop, un grande datore di lavoro femminile (il 70% dei suoi 55.000 dipendenti è donna), che ha lanciato la campagna Close the Gap- riduciamo le differenze, per promuovere la parità di genere e combattere le disparità. Tra le prime azioni, l’adesione alla petizione sulla piattaforma change.org Stop Tampon Tax! Il ciclo non è un lusso, promossa dall’associazione Onde Rosa e la vendita dal 6 al 13 marzo di tutti gli assorbenti come se l’aliquota iva fosse ridotta al 4%. «In questa prima fase investiremo circa un milione di euro, tra attività creative, produzioni, eventi e pianificazione fine a fino marzo, ma sull’intero anno potremo anche andare oltre», spiega Maura Latini, ad Coop Italia. «Verranno coinvolti i dipendenti, le direzioni politiche sociali delle cooperative, i nostri soci sui territori. Insomma, una mobilitazione ingente e continuativa con la volontà di fare cultura dell’inclusione». «Si tratta di una battaglia senza colore politico”, fa eco Silvia De Dea, fondatrice con Gaia Romani di Onde Rosa, collettivo di giovani donne interessate ai problemi femminili di attualità. «Noi stiamo puntando su due iniziative: la prima spingere i piccoli Comuni a buone prassi, in modo che da locali diventino nazionali - per esempio nelle farmacie comunali di Pontassieve gli assorbenti vengono già venduti a prezzo di costo – e la seconda organizzare su change.org la raccolta di 500mila firme che vorremmo consegnare come gesto simbolico al ministro dell’Economia Franco».

L’ingiustizia fiscale

Una spinta aiutata anche dai Paesi stranieri: Francia, Inghilterra, Belgio e Olanda hanno già ridotto l’aliquota, Canada, Irlanda e l’India l’hanno abolita e la Scozia fornisce gratuitamente gli assorbenti. Certamente, anche In Italia, c’è una maggiore consapevolezza rispetto a cinque anni fa, quando i deputati Pippo Civati e Beatrice Brignone che avevano presentato in Parlamento la proposta di legge, furono derisi e attaccati. Se la questione torna alla ribalta significa che il progetto non era così assurdo. Tant’è vero che Brignone ha scritto un libro, Tampon Tax (People, pag 105, 8 euro), che si può comprare on line o è scaricabile come ebook. «All’epoca quando avevamo fatto la proposta, pensavo che quella tassa degli Anni 70 fosse una svista, un errore di valutazione, invece c’era proprio una volontà politica di mantenerla. Il tema non è solo fiscale, è una questione di discriminazione, di ingiustizia, è una sperequazione a carico delle donne. Il tampone non è una borsa firmata, ma si paga come se lo fosse. Ho pensato di scrivere questo libro perché è importante ampliare lo sguardo e muoversi verso una società responsabile e attenta, soprattutto in questo momento di emergenza sanitaria ed economica, in cui anche un assorbente può risultare troppo costoso. Si parla di period poverty, termine anglosassone che indica l’impossibilità di potersi garantire un’igiene adeguata durante tutto il periodo mestruale». Se non è questa l’occasione giusta, quando mai dovrebbero esserlo?

Abbassare la tampon tax non è un’idea marziana

I dati Istat parlano chiaro: nel nostro Paese il 70% del crollo occupazionale nel 2020 è femminile, le donne sono fortemente penalizzate e hanno maggiori difficoltà. Non resta che lavorare a fianchi dello zoccolo duro maschile che nel tempo sembra essersi ammorbidito, abbandonando atteggiamenti medievali. «I giovani sono più maturi e hanno meno imbarazzo degli “anziani” a parlare di mestruazioni» , conclude Brignone. «E forse anche in Parlamento, quando se ne riparlerà, non si verificherà più il clima da gita di terza media, con risatine, battutine, che accompagnò la proposta mia e di Pippo Civati, guardato dagli altri deputati come un marziano».

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