Italy

Tommy, Ciak e gli altri in mostra all’Astad per trovare una famiglia

Nipotini con i nonni e coppie all’open day di Villa Opicina alla ricerca dell’amico del cuore a 4 zampe

TRIESTE Bruno non stacca lo sguardo da chi si avvicina al suo box. Ha circa 15 anni, è di taglia grande, con il muso imbiancato dall’età e forse dal dolore di ritrovarsi da solo dopo che per tutta la vita era rimasto fedele al suo padrone. Ma l’uomo sa essere spietato. Sei mesi fa l’ha abbandonato all’Astad perché era diventato un cane vecchio. Ora attende una famiglia che si prenda cura di lui nei pochi anni che gli restano da vivere. La storia di questo cagnolone è simile a quella di molti dei 70 cani e dei 112 gatti ospiti del rifugio per animali di Villa Opicina, voluto nel ’60 dalla baronessa Maria Nora Economo.

Sabato pomeriggio nel corso dell’open day, con tanti triestini arrivati per visitare la struttura e per un momento di convivialità assieme agli operatori e ai volontari dell’Astad, gli animali ospitati tra quei recinti sembravano volersi mettere in mostra: c’era chi correva su e giù nel proprio box (quando la struttura è chiusa al pubblico la maggior parte dei cani viene lasciata scorazzare in quel fazzoletto di Carso che avvolge la struttura), chi abbaiava ininterrottamente, chi scodinzolava a più non posso, chi si arrampicava sui recinti.

«Io e mia moglie siamo venuti a dare un’occhiata visto che abbiamo deciso di adottare un cane – racconta Silvio passando in rassegna i box – e penso che il nostro cuore sia già stato rapito da un piccolino che ora cerca di nascondersi». Giulio è un bambino di sei anni. Con i nonni ieri ha visitato per la prima volta l’Astad. A catturare la sua attenzione è stata Jenny, una cagnolina che ieri ha passato gran parte del suo tempo a mettersi in mostra su un muretto. «Mi piacciono i cani bianchi, mi sembrano più buoni, ma a casa abbiamo già un cane e un gatto», racconta il piccolo visitatore. In un altro box c’è anche Ciak, arrivato all’Astad da cucciolo e da ben 10 anni in quel rifugio.

Accanto c’è Tommy, pauroso e sempre appiccicato a chi cura la parte destinata al ricovero dei gatti. Tutti attendono qualcuno che regali loro affetto, un comodo divano, delle attenzioni. Tranne Mamy, trovata alle Noghere incinta, accolta all’Astad: mentre i suoi cuccioli hanno trovato casa, lei non ne vuole sapere. Da quattro anni chiunque tenti di portarla fuori da lì non ha successo.

A far visita al rifugio ieri c’erano anche diverse famiglie che hanno già adottato qui il loro compagno di vita a quattro zampe. Come ad esempio Cinzia e Bruno, accompagnati dall’ormai inseparabile Milly. «L’abbiamo adottata tre anni fa – così la coppia – e ricordiamo ancora che quando abbiamo varcato il cancello lei ha fatto di tutto per farsi notare: è lei che ha scelto noi prima ancora che noi scegliessimo lei» .

«Più o meno ogni anno accogliamo una cinquantina di cani e altrettanti gatti», spiega la responsabile sanitaria Laura Donat: «Il più della volte vengono portati qui da chi non li vuole più. Più o meno, tra cani e gatti, ne vengono adottati un centinaio all’anno». L’Astad vive di elargizioni, lasciti testamentari e donazioni e dei proventi del cinque per mille: «Ma chi ci vuole dare una mano –può portarci anche coperte per l’inverno e piccole piscine di plastica d’estate»

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