Italy

Truffe milionarie, oltre Conte nella rete di Bochicchio anche il manager della banca Hsbc

L’italiano Massimo Bochicchio e il francolibanese Samir Assaf, in teoria la notte e il giorno: uno in autoesilio dorato a Dubai da un mese per paura di essere arrestato dai magistrati di Milano, dopo aver spazzolato almeno 600 milioni affidatigli da una quarantina di investitori ingolositi dal miraggio del 10% di rendimento; e l’altro n. 3 della seconda più grande banca del mondo (Hsbc), persino tra i candidati alla guida della Banca centrale del Libano, nel 2020 a fianco del presidente Macron nella delegazione ufficiale francese a Beirut. Se per il sociologo Stanley Milgram bastavano sei gradi di separazione per collegare chiunque a chiunque altro sulla faccia del pianeta, a volte bastano anche solo due fogli come quelli sequestrati il 23 febbraio dalla GdF milanese a casa di Bochicchio. Scarabocchi su quanto stretto con il 61enne Samir Assaf (e cucito da 15 milioni in ballo) fosse il rapporto di Bochicchio, fattosi le ossa nel vivaio del «Maddof dei Parioli» (cioè del finanziere Gianfranco Lande condannato nel 2015 per 160 milioni di truffa a gente dello spettacolo), e capace di conquistare la fiducia dell’allenatore dell’Inter Antonio Conte (per 24 milioni), dell’ambasciatore italiano in Gran Bretagna Raffaele Trombetta, o di tanti imprenditori del «generone» romano acquartierato al Circolo Aniene del presidente Coni Giovanni Malagò.

Molti clienti, a cominciare dal fratello di Conte, avevano spiegato di essere caduti nella rete del finanziere anche perché costui, ex manager italiano di Hsbc nel 2008-2010 prima di esserne allontanato in apparenza in malo modo, con carte false aveva fatto credere loro che il suo fondo Kidman fosse di Hsbc o comunque ricollegabile a questo istituto di grande solidità: «Diceva che l’esistenza del veicolo era avallata dal numero 3 mondiale, Samir Assaf. Per giustificare questo ho personalmente visto mail e messaggi che si scambiava con Samir», come se il banchiere francolibanese maronita fosse colui che di volta in volta rimuoveva i temporanei stop imposti dall’antiriciclaggio sulle disinvolta operatività di Bochicchio.

Finora sembravano millanterie. Ma ora al Tribunale del Riesame i pm Filippini e Polizzi depositano due fogli di suo pugno, datati 5 febbraio 2020, con importi accanto ai nomi di investitori. Tutti già ricostruiti dalle indagini, tranne «il ceo di Hsbc Global Banking&Markets, cui sono riconducibili due importi di “15 mln” e “5 mln”». Di lui c’era traccia indiretta nelle intercettazioni ad esempio tra il fratello di Conte e Malagò, il quale, ben conoscendo Bochicchio (al punto da telefonare al «primario di un ospedale romano dove avevo fatto una donazione» per aiutare il broker a trovargli un ricovero quando Bochicchio, malato di Covid e mal curato a Londra, era volato a Roma), calamitava le doglianze di molti dei truffati. Confidenze che a sua volta commentava stupefatto con l’amico ex manager di Hsbc e ora di Sky, Marzio Perrelli: «Questo Samir, che è il n. 3 della banca… Bochicchio diceva che con lui aveva questo rapporto dove aveva una certa facilitazione… infatti (il fratello di Conte, ndr) mi ha fatto vedere tutti i messaggi dove il bonifico era stato bloccato dalla banca per la compliance… e lui si messaggiava con questo Samir che gli diceva: non ti preoccupare, adesso sblocchiamo tutto quanto».

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