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Tumori genitourinari, in Italia cresce il numero dei casi (anche prima dei 50 anni)

I tumori di prostata, rene, testicoli e vescica sono sempre più diffusi nel nostro Paese e i casi sono un aumento, tanto che nel 2019 81.500 connazionali, sia uomini che donne, hanno ricevuto la diagnosi di una neoplasia che interessa l'apparato genitourinario. E se grazie ai progressi nella diagnosi e nelle terapie oggi otto pazienti su dieci sopravvivono alla neoplasia, per migliorare l’assistenza ai pazienti è necessario tuttavia prevedere sempre più il «lavoro di squadra» tra diversi specialisti come urologo, oncologo radioterapista, oncologo medico, anatomopatologo, radiologo, medici nucleari e geriatri. A questi temi la SIUrO (Società Italiana di Urologia Oncologica) ha deciso di dedicare il suo trentesimo congresso nazionale, in corso in modalità virtuale rappresentano circa il 20% di tutte le neoplasie registrate nel nostro Paese.

Meno di 50 anni

Sebbene molto diffusi, questi tumori sono ancora poco conosciuti e, secondo statistiche recenti, il 44 per cento degli italiani non sa che esistono cure efficaci in grado di contrastarli. Ancora troppi (il 61 per cento) ignorano che possono essere in molti casi prevenuti attraverso stili di vita sani: appena il 9 connazionali su 100 sanno, infatti, che il fumo di sigaretta causa il carcinoma della vescica, 38 su 100 riconoscono sedentarietà e obesità come fattori di rischio delle neoplasie alla prostata e al rene. «Negli ultimi anni registriamo anche un aumento delle neoplasie urologiche nei pazienti con meno di 50 anni - dice Alberto Lapini, presidente nazionale SIUrO -. E’ un dato di cui dobbiamo tenere conto soprattutto nella scelta delle cure da somministrare che devono essere sempre di più concordate in ambito multidisciplinare e ove possibile meno invasive. Sempre di più tendiamo infatti a trattamenti chirurgici conservativi o a protocolli di sorveglianza attiva quest’ultimi per pazienti che presentano patologie neoplastiche a basso rischio di evoluzione. Come società scientifica stiamo promovendo questo approccio alle malattie oncologiche attraverso un confronto costruttivo tra i diversi specialisti coinvolti nell’assistenza al paziente».Nel 2019 in Italia si sono registrati 37mila nuovi casi di cancro della prostata, 12.600 al rene, 2.200 al testicolo e 29.700 alla vescica. «Rappresentano un quinto di tutte le neoplasie registrate nel nostro Paese - prosegue Lapini -. Sono però molto difficili da individuare ai primi stadi ed emblematico in questo senso è il carcinoma renale dove in un terzo dei casi il riscontro è occasionale. Di solito avviene quando un paziente si sottopone a un accertamento radiologico a livello addominale per altri motivi o problemi di salute. Come specialisti abbiamo a disposizione un’ampia scelta di trattamenti efficaci e, infatti, otto malati su dieci riescono a sconfiggere la neoplasia urologica. Nel carcinoma della prostata e del testicolo le percentuali di sopravvivenza sono addirittura del 92% e 91%».

Rendere disponibile una nuova cura per il carcinoma del rene metastatico

Il 35% delle neoplasie renali nel nostro Paese viene individuata in fase avanzata o metastatica, quando è molto più difficile da curare. Ma le combinazioni di nuovi farmaci riducono il rischio di morte, allungano e migliorano la vita dei malati: «Per questo chiediamo che sia riconosciuta quanto prima la rimborsabilità alla combinazione nivolumab ed ipilimumab - aggiunge Giario Conti, segretario nazionale SIUrO -. Fin dal 2017 i due farmaci immunoterapici hanno ottenuto risultati clinici importanti che sono stati poi confermati da numerosi studi. Il vantaggio si è reso più evidente soprattutto nel sottogruppo di pazienti definiti a prognosi intermedia e sfavorevole che hanno una malattia più aggressiva e una minore attesa di vita. Rappresentano circa il 75% di tutti i casi registrati nel nostro Paese. Si tratta di un trattamento non certo risolutivo ma sicuramente capace di aumentare la quantità e qualità di vita nonché le possibilità di guarigione. Chiediamo quindi a tutti gli attori coinvolti: Agenzia Italiana del Farmaco, Ministero della Salute e azienda produttrice di riprendere le trattative». 

Campanelli d’allarme

«Nel tumore del rene la ricerca medico-scientifica sta facendo grandi passi in avanti dopo anni di sostanziale immobilismo - sottolinea Renzo Colombo, vicepresidente SIUrO -. E’ una neoplasia che ogni anno fa registrare oltre 3.100 casi uomini e donne con meno di 50 anni. Si rende quindi necessario avere quanto prima disponibili, anche nel nostro Paese, terapie innovative in grado di dare nuove chances ai tutti i pazienti, anche quelli più giovani. E, per avere maggiori probabilità di guarire, è fondamentale non trascurare alcuni "campanelli d'allarme" e segnalare il prima possibile al proprio medico curante alcuni sintomi come la presenza di sangue nelle urine - conclude Colombo -. Può essere infatti un indicatore della presenza di un tumore della vescica. Una frequente necessità di urinare è invece una delle principali avvisaglie del carcinoma prostatico. Abbiamo trascorso mesi molto problematici perché la pandemia e il successivo lockdown hanno reso molto difficile l’accesso alle strutture sanitarie. Il Covid-19 rappresenta ancora una seria minaccia ma non deve essere un pretesto per non fare controlli medici ed esami diagnostici. I nostri ospedali e ambulatori sono ormai sicuri e quindi raccomandiamo a tutti gli italiani, che ne hanno bisogno, di sottoporsi agli accertamenti. Il cancro non può essere sottovalutato e continuerà ad essere un problema di salute per milioni di persone anche dopo la fine della pandemia».

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