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Tumori, Tortora (Gemelli): "Svolta arriverà da vaccini, immunoterapia e Ai"

"Oggi si parla dei vaccini a mRna, che sono diventati una realtà contro Covid-19 e stanno dando un grande contributo alla lotta al virus. Ma molti non sanno che affondano le radici in studi portati avanti da anni proprio in oncologia. E' una scoperta straordinaria che gemma da questa attività di ricerca dietro la quale c'è tanto lavoro. E io credo che una svolta nella lotta ai tumori possa arrivare nell'arco dei prossimi anni, non mesi, proprio dalla messa a punto di vaccini terapeutici, dall'immunoterapia e dall'intelligenza artificiale applicata alla diagnostica". E' il futuro secondo Giampaolo Tortora, direttore dell'Oncologia e del Comprehensive Cancer Center del Policlinico universitario Gemelli di Roma, che all'Adnkronos Salute, traccia gli "scenari più promettenti del futuro", ricordando - alla vigilia dell'Azalea della ricerca dell'Airc, che torna in piazza domenica 9 maggio - l'importanza di "non abdicare mai alla prevenzione".

"Con i vaccini a mRna - sottolinea l'esperto - vediamo una di quelle tipiche situazioni in cui qualcosa di non immediatamente apprezzato, come succede spesso con studi rivoluzionari, va avanti grazie alla testardaggine e all'abnegazione dei ricercatori. Ma il momento del riconoscimento per le cose importanti arriva. E oggi l'attenzione che Covid-19 ha convogliato su questa tecnologia sono certo che darà ulteriore impulso, in termini di ricerca e risultati e anche di investimenti".

Nel mondo dell'oncologia si stanno tentando diversi approcci a questo tipo di tecnologia: "Quello più realizzabile con le conoscenze attuali punta a sviluppare un vaccino terapeutico che colpisca mutazioni diverse ma trasversali, comuni a più tumori. Non siamo ancora sulla super personalizzazione di un vaccino mirato a una singola alterazione presente solo in quel paziente. Io faccio parte di un maxi consorzio che ha fatto l'analisi di tutto il genoma del cancro, lavoro importantissimo uscito su 'Nature' una settimana prima dell'esplosione di Covid, e posso dire che è tanto che si stanno cercando queste singole mutazioni ed è difficile trovarle". La strada è aperta. "E in un giorno più lontano arriveremo probabilmente anche ai vaccini preventivi".

Oggi, precisa Tortora, "su questo fronte sono disponibili sono solo vaccini preventivi 'indiretti', nel senso che proteggono contro virus come quello dell'epatite B o il Papilloma virus, e prevenendo l'infezione prevengono anche il rischio di sviluppare alcuni tumori".

In questo momento, però, "il campo che è maggiormente in fase di sviluppo è quello dell'immunoterapia e siamo soltanto all'inizio, nonostante vediamo già risultati straordinari per tanti tipi di tumore. L'applicazione più probabile nell'immediato futuro è quella della combinazione di più immunoterapici, possibilmente anche con un vaccino. E' sul melanoma che ci si sta concentrando in particolare per questo approccio" di doppio attacco che coinvolge anche vaccini terapeutici.

Questi studi, la congiunzione che abbiamo visto anche con Covid-19, "mostrano come l'interdisciplinarietà sia da sempre l'alimento della scienza. Con un volo nemmeno troppo pindarico possiamo notare l'analogia con Crispr-Cas9. Questo è un sistema all'origine di una sorta di immunità elementare. Poi si è scoperto che con questo sistema si può fare un taglia e incolla del Dna. Nato in laboratori chimici (è valso il Nobel per la Chimica a due donne), ha aperto strade pazzesche per una ricerca in campo medico e anche oncologico".

Ora la storia si ripete e così come l'immunoterapia, che "è stata una chimera per anni e oggi sta dando risultati facendo un balzo enorme in avanti, anche lo sviluppo di vaccini anticancro è uno dei campi più affascinanti in cui l'oncologia ripone grandi aspettative", riflette Tortora. "C'è tutto un mondo dietro, che ancora conosciamo solo in parte ed è in grado di segnare una svolta. Si parla di inevitabilmente di anni, per la dimostrazione che quell'approccio è sicuro ed efficace. Quanti anni non è facile dirlo, ma io ripongo fiducia sul fatto che magari si potranno accelerare anche gli studi clinici con l'introduzione di metodologie per cogliere in anticipo segnali di efficacia", osserva.

E poi c'è il capitolo della diagnostica, "a livello molecolare ma non solo. Noi - dice Tortora - stiamo conducendo studi con i radiologi di applicazione dell'intelligenza artificiale a dei pattern di immagini che potrebbero celare, se analizzate in profondità, fino ai singoli pixel, consente di associare una determinata alterazione morfologica ad una alterazione molecolare. Quindi si parla di fare una diagnosi usando l'intelligenza artificiale applicata a un'immagine che l'occhio umano non è in grado di decifrare. E' qualcosa che fa il paio con la diagnostica molecolare, per anticipare la diagnosi o la scoperta di una recidiva. Non va dimenticata infine la biopsia liquida che prende un semplice prelievo di sangue invece del tessuto".

"Questi sono tutti studi che sfruttano le potenzialità dei big data e mostrano l'importanza di figure, la cui presenza è ormai consolidata e irrinunciabile nei nostri laboratori: quella dei bioinformatici. Personalmente guardando in avanti, io mi auguro di poter vedere questo futuro di cui ora intuiamo la promessa. Ma sono sicuro di sì", conclude.

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