Italy

"Un dovere aprire al 100%. Mini quarantene a scuola"

Sottosegretario Costa alla luce dei dati è ipotizzabile riportare la capienza di stadi, teatri e cinema al 100%?

«Ho tifato molto per portare la capienza all'80%. Il governo Draghi lavora per ritornare alla normalità, per questo si è continuato a insistere sul raggiungimento e superamento dell'80% della popolazione vaccinata. L'obiettivo del 100% delle capienze è però un dovere che sento forte e con me tutto il ministero della Salute per risarcire dei sacrifici il mondo dello sport, della cultura e dello spettacolo.

Quando?

Se le indicassi tempi certi non sarei serio. Se l'indice Rt, i ricoveri e le terapie intensive continuano a scendere e il tasso di vaccinazione aumenta progressivamente raggiungeremo l'obiettivo. Ma il momento, alla fine della stagione estiva e delle temperature calde, è troppo delicato per potersi sbilanciare. Il Governo alcuni mesi fa ha avviato un percorso di ritorno graduale alla normalità fatto di tanti piccoli passi in avanti, con l'intenzione di non tornare mai indietro. Otterremo questo risultato con prudenza e gradualità nella consapevolezza di non voler più chiudere le attività economiche del Paese.

Con il ritorno degli alunni in classe sono emerse diverse criticità.

«Criticità connesse a un mondo delicato e complesso, fatto di bambini, minori, di un ambiente dove più di ogni altro si mescolano lavoratori e famiglie e nel quale, nonostante tutti i nostri sforzi, è impossibile arrestare le forme di affetto reciproco tra bambini o ragazzi. Sin dal suo insediamento l'esecutivo ha inserito la scuola in presenza tra le sue priorità. Dopo aver raggiunto questo traguardo, ora la vera sfida è far proseguire l'anno scolastico in classe a tutti i nostri studenti. Con questi dati epidemiologici così favorevoli, si potrebbe avviare un percorso per introdurre la revisione della quarantena per gli alunni vaccinati (es. da 7 a 5 giorni). Azione che limiterebbe ulteriormente la DAD».

Tra i 12 ed i 19 anni 6 su 10 sono vaccinati. L'ipotesi di togliere la mascherina nelle classi dove tutti sono coperti è stata criticata per motivi di privacy

«Affermare che il 60% degli under 19 ha ricevuto due dosi di vaccino è una notizia significativa: sono anche stati l'ultima categoria ad iniziare il ciclo vaccinale. Sarei favorevole a non utilizzare le mascherine in classe, soprattutto se ci troviamo in un ambiente sicuro con personale docente e studentesco vaccinato. Occorrono però alcuni distinguo. Se in una classe c'è un soggetto fragile credo sia opportuno farla mantenere a tutti. In una stanza molto grande con pochissimi studenti tutti vaccinati sarebbe eccessivo costringerli alla mascherina. Affidiamoci al senso di responsabilità dei nostri ragazzi e facciamo alzare ulteriormente la percentuale di vaccinati nella fascia 12-19. Le regole non sono scritte sulla pietra. Togliere la mascherina non deve diventare elemento discriminatorio per chi non si è vaccinato, non essendoci un obbligo generalizzato.

Via le mascherine e quarantene ridotte. È prudente?

«Penso che la prudenza osservata fino a oggi, con tutte le critiche, anche legittime, ci stia portando fuori della pandemia: la linea del Governo è stata vincente. Abbiamo saputo riaprire mesi fa, quando alcuni virologi ci dicevano che avremmo fatto un salto nel vuoto: è un esecutivo che ascolta tutti ma si assume le proprie responsabilità. La cautela del ministro Speranza, la spinta a riaprire dell'onorevole Salvini e la capacità di sintesi del presidente Draghi hanno fatto il resto. Dateci un po' di tempo».

Il green pass va esteso? Meglio l'obbligo vaccinale?

Il green pass esteso è la strada verso ambienti più sicuri. È ed è stato anche lo strumento che ci ha permesso, insieme alla vaccinazione, di evitare ulteriori chiusure, oltre che tenere bassa la curva dei contagi. Le vaccinazioni hanno ripreso vigore negli ultimi giorni e quasi 42 milioni di cittadini hanno scelto volontariamente di vaccinarsi. Parlare di obbligo al momento rischia solo di radicalizzare il confronto tra tifoserie. Dobbiamo piuttosto sensibilizzare e rassicurare coloro che non si sono ancora vaccinati e che in maggioranza non sono no vax. Se poi sarà necessario valutare l'obbligo il governo si assumerà le proprie responsabilità».

Pensa sia giusto chiedere ai virologi di non andare in televisione?

«È chiaro che ogni limitazione va soppesata più e più volte. Ma ci confrontiamo anche con una bulimia informativa, una infodemia che si traduce in confusione e si ripercuote sul comune cittadino. Esperti più o meno qualificati che vanno in tv a parlare di tutto e del contrario di tutto. Credo che la risposta più efficace sia la responsabilità: da parte di chi sceglie gli ospiti e da parte di chi si esprime avendone titolo».

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