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''Una rappresaglia nei miei confronti'' parla il direttore del Museo degli usi e costumi mandato via dalla Pat: ''Bisesti? Mi ha concesso 5 minuti al telefono, una vergogna''

TRENTO. “Trent'anni da direttore del museo e quando ho saputo l'intenzione dell'assessore Bisesti di spostarmi ho chiesto un incontro. Sa cosa ho ottenuto? Cinque minuti al telefono, è vergognoso”. E' un fiume in piena e non poteva essere diversamente per Giovanni Kezich direttore del Museo degli usi e costumi di San Michele all'Adige. Due settimane fa ha saputo della decisione diventata poi concreta con l'approvazione di una delibera.

Un fulmine a ciel sereno per molti. Quasi nessuno si attendeva una scelta simile. “Mi è stato comunicato che dal primo di giugno non avrò più il mio incarico”.

Direttore Kezich cosa è successo? Ha capito per quale motivo la giunta Fugatti ha preso questa decisione?

E' una scelta incomprensiva e autolesionista. Le cose vanno molto bene al museo, c'è una attività intensa, apprezzata, strutturata e con delle nuove bellissime iniziative che vengono portate avanti a tutti i livelli, inclusa la sperimentazione didattica a distanza. Ora con questa decisione si vuole fermarle e non si capisce bene il perché.

Un rinnovamento?

Non c'è certamente nessuna urgenza di rinnovamento all'interno di una struttura che sta funzionando molto bene.

Nel 2019 la giunta Fugatti ha nominato Ezio Amistadi nel ruolo di presidente del Museo. Si è parlato di rapporti non proprio tranquilli tra di voi.

C'è evidentemente una incompatibilità conclamata con il presidente del museo che però è una incompatibilità che non ha avuto luogo a manifestarsi in nessun modo. Non vi è mai stato alcun confronto sul terreno di progetti specifici o di inadempienze specifiche o su differenze di idee su cosa bisogna fare nel museo. Tra l'altro i progetti da parte del presidente non ne conosco perché non ne ha mai presentati o manifestati. Mai vista alcuna concreta presa di posizione sulla strategia di lavoro. Quello che ho visto io è solamente una volontà di rappresaglia nei miei confronti.

Magari potrebbero esserci motivazioni politiche?

Non credo proprio. Io non ho affiliazioni politiche particolari e nemmeno in questi anni mi sono creato inimicizie.

Tra due anni l'attende la pensione. Ora per lei si parla di un proseguo in un nuovo progetto.

Per adesso a me nessuno ha ancora detto nulla. Poi parlano di una unità di missione per il coordinamento dei piccoli musei. Quella è una iniziativa che portano avanti da sempre all'interno del museo ed è una sua attività caratteristica. Portarla fuori significa depauperare la strutture, creare un doppione. Il trasferimento è puramente pretestuoso.

Ha sentito l'assessore Mirko Bisesti?

Lui mi ha parlato genericamente di un impegno nella valorizzazione del mio ruolo. Io gli ho chiesto un colloquio chiarificatore prima che si arrivasse alla delibera. Non è mai arrivato e ho potuto sentirlo al telefono 5 minuti.

Un po' poco per una persona che svolge da 30 anni il ruolo di direttore di museo.

E' una vergogna anche sul piano del protocollo istituzionale. Lasciano il museo senza una guida scientifica. Il museo non è un'azienda ma ha bisogno di una certa situazione scientifica. E' un luogo dove si studia, si cataloga, si conta, si va sul territorio, si lavora per la scienza. Noi come museo siamo stati lasciati completamente a zero dal punto di vista del personale e delle risorse. Ma siamo andati avanti lo stesso, abbiamo fatti tantissime belle cose pur non avendo grandi numeri.

Ora chi verrà al suo posto?

Al mio posto? Semplice, non metteranno nessuno. Verrà scelto magari il direttore amministrativo che è completamente a digiuno di aspetti scientifici e non capisce questa disciplina. Hanno intenzione di riproporre lo stesso modello del Mart con un presidente e un direttore che arriva da un ruolo amministrativo. E' una mostruosità un museo non può esistere senza sconoscenze scientifiche.

Cosa intende?

La nostra società è piena di messaggi che ci dicono perché è importante Raffaello, oppure perché sono rilevanti i lavori di Caravaggio. Ai musei non resta che incassare l'ultimo segmento di questo interesse che è già diffuso nel corpo sociale. Per le tradizioni popolari non esiste niente di tutto questo. Servono persone che sappiano far riflettere, che comunichino e che interpretino.

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