NEW YORK - "Professore, vorrei che lei non usasse con me il termine Sir o Mr quando si rivolge a me, ma usasse un termine femminile". La richiesta era arrivata da una studentessa transgender al corso di filosofia politica della Shawnee State University, ateneo pubblico nell'Ohio. Nicholas Meriwether, docente da oltre vent'anni, non conosceva la studentessa, che negli atti processuali è identificata come Jane Doe, ma non aveva avuto dubbi su come rispondere: non l'avrebbe chiamata Sir o Mr ma neanche Miss e non avrebbe usato altri pronomi femminili, perché i suoi convincimenti cristiani glielo proibivano.

La storia risale a tre anni fa, ma adesso è diventato un caso legale negli Stati Uniti dopo che il giudice ha dato ragione al docente: potrà avviare causa di risarcimento danni contro l'Università che aveva minacciato di sospenderlo per essersi rifiutato di riconoscere l'identità di genere. La Corte di appello federale dell'Ohio ha riconosciuto a Meriwether il diritto a usare un termine neutro, in nome del primo emendamento della Costituzione americana, che sancisce la libertà di espressione e di religione. 

Il suo credo cristiano non permetteva al professore di "riconoscere un'identità biologica ritenuta falsa". Quello che poteva essere lo spunto per un confronto accademico in un corso di filosofia politica, è diventato il primo atto di una lunga disputa legale. La direzione dell'università aveva avviato un'indagine interna, durata un mese, al termine della quale era emerso come il corso fosse caratterizzato da un "ambiente ostile". Il board aveva inviato a Meriwether un avvertimento scritto, in cui lo minacciava di sospensione senza paga, se non avesse accettato di trattare da ragazza la studentessa transgender. 

Il docente si è ribellato e ha deciso di fare causa all'università, appellandosi al primo emendamento. In quanto cattolico, hanno sostenuto i suoi legali, doveva essere rispettata la posizione personale. Il giudice, Amul Thapar, nominato dall'ex presidente Donald Trump, gli ha dato ragione. Nella sentenza, composta da trentadue pagine, si sottolinea come la posizione di Meriwether rappresenti un caso perfetto di libertà d'espressione. "Se i professori non potessero avere questo diritto quando insegnano - ha spiegato il giudice - un'università potrebbe costringerli a sottomettersi dal punto di vista ideologico. "Nessuno - ha commentato un legale della Alliance Defending Freedom, che ha difeso il docente - dovrebbe essere forzato ad abiurare il proprio credo solo per conservare il posto di lavoro". Per alcuni, la sentenza segna la "vittoria della libertà di espressione". Per altri, è un passo indietro nel rispetto dell'identità di genere, proprio nell'epoca in cui per la prima volta nella storia americana una transgender, la psichiatra Rachel Levine, è entrata a far parte di un governo federale, come vicesegretario per la Salute. Gli effetti della sentenza verranno misurati in altri casi legali. In Virginia un insegnante di francese ha fatto causa al liceo: è stato licenziato perché si era rifiutato di usare pronomi maschili nei confronti di una ragazza avviata alla transizione di genere.