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Violenza: non importa se sei un sacerdote, padre o passante. Non hai il diritto di violare una donna

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Violenza: non importa se sei un sacerdote, padre o passante. Non hai il diritto di violare una donna

di Paolo Di Falco e Marta De Vivo

La donna uscì dalla costola dell’uomo, non dai piedi per essere calpestata, non dalla testa per essere superiore ma dal lato, per essere uguale, sotto il braccio per essere protetta, accanto al cuore per essere amata.

Negli ultimi giorni sono stati molti gli episodi caratterizzati dalla violenza come quella che ha portato alla morte Willy, Maria Paola o don Roberto Malgesini. Altri tristi episodi in cui a far da padrona è sempre la violenza di cui però si parla un po’ meno sono gli abusi sulle suore. Un argomento bandito da ogni discussione quasi come fosse un tabù che la chiesa si ostina a non voler affrontare.

Pochi giorni fa sulla tematica la Missio, una delle istituzioni ecclesiali cattoliche tedesche più impegnate nell’aiuto alle missioni, ha avviato una prima indagine conoscitiva sulla sensibilità delle strutture e delle organizzazioni cattoliche a proposito del problema degli abusi sulle suore. Purtroppo da questo punto di vista la Chiesa non mostra certo la sua parte migliore. “In generale il problema è nascosto sotto il tappeto e la vittima affronta il peso da sola. I vescovi hanno paura di affrontare l’argomento”.

Troppo spesso si finge che tutto vada bene, ma perché non si interviene? Forse per ipocrisia, forse per non danneggiare “l’immagine esteriore” della Chiesa che però ne esce ancora più danneggiata dopo ogni singola violenza che si perpetra al suo interno. Ma è chiaro a tutti che, se una violenza avviene tra le mura ecclesiastiche, di tratta sempre di violenza? Un dato abbastanza allarmante che dovrebbe farci riflettere è che non possiamo fare una stima degli abusi in quanto sono sempre più poche le suore che hanno il coraggio di denunciare quanto subito: troppe volte rimangono in silenzio come atto di fedeltà all’abito che indossano.

In base alle poche denunce, soprattutto in Africa e in Asia ma anche in Francia, Italia, si può notare che il fenomeno è in aumento ma ancora non c’è una netta presa di posizione da parte della Santa Sede, non una parola e neanche un’esplicita condanna. Sapete cosa succede nella maggioranza dei casi ai sacerdoti che si macchiano di queste violenze? Non vengono sanzionati dai responsabili, ma semplicemente spostati in un’altra parrocchia. Secondo noi è abbastanza vergognoso come comportamento, non solo da un punto di vista religioso ma prima di tutto dal punto di vista umano: chiudere gli occhi dinnanzi a queste situazioni non risolverà mai il problema ma anzi lo accentuerà.

La disparità di genere esiste anche nella Chiesa ed è un problema che continua ad essere diffuso nella nostra società odierna. Viene denunciato a gran voce ma ciò non basta per porre fine a questo triste fenomeno, l’essere donna non è facile, il più delle volte comporta: discriminazioni, battute e nel peggiore dei casi abusi, che sia in un contesto sociale qualunque o che sia in un ambiente ecclesiastico, ciò non è più tollerabile. Non voglio più sentire il mio professore durante la lezione fare battute di spirito su quanto se la spassassero i fisici di un tempo rinchiusi in una stanza con cinque/sei donne.

Per lui è divertente, per me è discriminatorio, offensivo, profondamente sbagliato. Tante cose penso siano sbagliate e mi pesano, mi bruciano dentro, le sento come pietre infuocate che non riesco a spegnere. Ogni commento, ogni allusione, pensiero, critica… lo sento dentro come il peggiore degli insulti, rimane una cicatrice che difficilmente andrà via. C’è qualcosa di profondo che rimane dentro e non si cancella, noi donne viviamo con questa sensazione, anche se a volte non rispondiamo, non reagiamo: dentro di noi sentiamo… anche la più innocente delle battute può farci del male.

Io le sento tutte: le battute, le risate, i confronti. Delle volte mi è persino capitato di ricevere proposte di “scambi”: “tu mi dai questo e io ti faccio lavorare” ciò è vergognoso, sbagliato, semplicemente indecente per i tempi in cui viviamo. La verità è che non c’è davvero la voglia di cambiare rotta, se così fosse, gli uomini si comporterebbero diversamente.

Non importa se sei un sacerdote, padre, fidanzato, marito o passante… non hai diritto di violare il corpo, la mente, lo spirito di una donna. Così concludo con ciò che ho da dire a riguardo di questo triste episodio, non importa il contesto, non è sconvolgente il fatto che sia avvenuto in un ambiente ecclesiastico, perché allora non ci sconvolgiamo allo stesso modo quando un padre violenta una figlia? L’abuso sulle donne di qualsiasi tipo sia, deve finire, ora e per sempre, il cambiamento però, parte solo ed esclusivamente da noi.

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