Italy

Zingaretti e M5S contro Renzi: una crisi adesso sarebbe inspiegabile

Il leader di Iv, Matteo Renzi
ANSA/ALESSANDRO DI MEO

ROMA – Il Pd continua a chiedere un rilancio di governo ma una cosa è chiedere di rafforzarlo un’altra è farlo cadere. Il Pd ha promosso il rilancio ma rilancio non è mandare a casa il governo o provocare una crisi che il 99% italiani non capisce. E’ un grave errore politico e io lancio un appello al buon senso, dice il segretario del Pd Nicola Zingaretti a Sky Tg24 commentando le tensioni nella maggioranza. Se Iv ritira le ministre l’evoluzione sarà una valutazione che farà il premier Conte con il presidente Mattarella, spero che ci si renda conto che così si entra in un tunnel di cui nessuno conosce l’uscita, aggiunge Zingaretti secondo il quale se “il vaso si rompe, i cocci non si rimettono insieme”.

Una crisi di governo è inspiegabile. Non solo perche’ siamo nel bel mezzo di una pandemia e dobbiamo fare il decreto ristori. Ma anche perche’ questo è l’anno in cui l’Italia presiederà il G20 e in Italia ci sarà la conferenza globale sulla salute. Lo dice il ministro degli Esteri Luigi Di Maio ad Agorà su Raitre. La crisi non interessa agli italiani ma neanche all’estero. Il Mes non è un tema ideologico ma un prestito a delle condizioni così difficili e così complicate che nessun Paese europeo lo ha chiesto. Sul reddito di cittadinanza sfido chiunque a dire che non sia stato un pilastro di questa crisi. Se qualcuno lo vuole togliere deve spiegarlo a quei tre milioni di italiani che lo hanno ricevuto.

Intanto il capo politico del M5S Vito Crimi definisce un Tradimento agli italiani la possibilità che i ministri di Italia Viva escano dal governo. Mi sembra un’ipotesi impensabile, sarebbe un tradimento verso gli italiani nel momento più difficile. Stiamo lavorando e facendo molto e tante cose ci sono da fare. Le persone ci chiedono risposte, hanno bisogno di aiuto e che le istituzioni si facciano carico dei loro problemi, compiendo fino in fondo loro dovere. Chiamarsi fuori ora sarebbe di fatto un sabotaggio ai danni del Paese. Se Renzi si rende colpevole del ritiro dei suoi ministri, con lui e Italia Viva non potrà esserci un altro governo. Esiste un limite a tutto, sottolinea Crimi, in un colloquio con l’ANSA

Il Recovery plan viene messo in salvo in Consiglio dei ministri, poi Teresa Bellanova ed Elena Bonetti aprono la crisi di governo con le loro dimissioni. Non è un esito ancora scritto, ma lo scenario della rottura, che inizia a circolare nella tarda mattinata di lunedì. Sono gli stessi momenti in cui Giuseppe Conte, all’uscita da un bar nel centro di Roma, annuncia al Tg3 l’approvazione del Piano di rilancio e resilienza in Cdm martedì sera: «Dobbiamo correre, lavoriamo per costruire», dice smantellando l’accusa renziana di immobilismo. Rischia di non bastare. Matteo Renzi rilancia la richiesta di prendere il Mes, continua a lamentare l’assenza di risposte da parte del premier. Se le ministre davvero si dimetteranno, la sfida con Conte potrebbe spostarsi in Parlamento: il premier ha sempre detto che in caso di crisi andrà a verificare alle Camere se ha una maggioranza. Non sembra aver cambiato idea. L’offerta sul tavolo per la ricomposizione è ancora quella di un patto di legislatura, come fortemente chiesto dal Pd, e un corposo rimpasto. Iv chiede però una “discontinuità” nel merito e nel metodo che dovrebbe passare da dimissioni del premier per dare vita a un Conte ter. Una richiesta finora respinta al mittente dal capo del governo.

«Noi speriamo di fare la battaglia per il Mes dalla maggioranza, se non ci saranno le condizioni andremo serenamente all’opposizione. Le nostre ministre saranno stasera in Cdm ma non saremo responsabili di nessun ritardo sul Recovery plan, lo stiamo studiando, lo voteremo, lo sosterremo e lo miglioreremo, un minuto dopo valuteremo il da farsi», annuncia Davide Faraone di Italia Viva.

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